RECENSIONE: AA.VV., Musical Networks. Parallel Distributed Perception
and Performance, a cura di Niall Griffith e Peter M. Todd, MA: MIT
Press, Cambridge, 1999
di Maurizio Gabrieli
In un periodo in cui le nuove tecnologie stanno trovando una sempre
più vasta diffusione nella quasi totalità degli ambiti
della produzione e della ricerca musicale, anche il settore
dell'analisi musicale sembra essere coinvolto in questo lento ma
inesorabile processo. Una delle ricerche più interessanti
è quella che ha portato ad utilizzare, per scopi analitici,
tecnologie legate alla cosiddetta Intelligenza Artificiale (IA), una
disciplina nata verso la fine degli anni Cinquanta con lo scopo di
simulare l'intelligenza mediante un sistema computerizzato. In mancanza
di una definizione univoca di intelligenza, un primo gruppo di
ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Tecnology), diretti da
Marvin Minsksy, assunse come paradigma di riferimento l'intelligenza
umana e, in una delle ricerche più avanzate nel campo, le
cosiddette reti neurali (Neural Networks).
Le reti-neurali, il principio alla base del funzionamento di un
cervello reale, sono, per intenderci, le interconnessioni che si
attivano fra i miliardi di cellule che formano un cervello umano. In
tal modo ognuna di tali cellule, o neuroni, sviluppa la capacità
di elaborare una piccola quantità di dati. Le tantissime piccole
informazioni prodotte da tali neuroni, riunite insieme, consentono poi
al cervello di elaborare informazioni più complesse.
Il tentativo dei ricercatori è quello di riproporre in campo
informatico il principio della cellula-neurone replicata milioni di
volte sino a simulare un cervello. Purtroppo, l'attuale potenza dei
computer basta per simulare "solo" qualche migliaio di neuroni,
quantità non sufficiente a elaborare informazioni complesse.
Ciò nonostante, la ricerca in questo settore sta già
producendo risultati apprezzabili, e i modelli computeristici a rete
neurale sono spesso utilizzati nell'investigazione di processi quali
l'apprendimento, oppure nel riconoscimento di pattern. Nell'analisi
delle immagini, ad esempio, tale tecnologia è spesso utilizzata
negli OCR, i software che consentono di tradurre la scansione di una
pagina dattiloscritta in caratteri riutilizzabili da un comune word
processor.
Il libro qui in esame - pubblicato a cura di Niall Griffith (del
Department of Computer Science and Information Systems
dell'Università di Limerick in Irlanda) e di Peter M. Todd
(ricercatore presso il Max Plank Institut für Bildungsforschung di
Berlino) - è una raccolta di saggi dedicati alle applicazioni,
in campo musicale, delle reti neurali. Per lo più si tratta di
articoli apparsi sulla rivista Connection Science, ma si compone anche
di alcuni capitoli espressamente scritti per questo volume. Gli autori,
appartenenti per lo più a università e centri di ricerca
statunitensi (tra cui lo stesso MIT), ma anche inglesi, irlandesi,
tedeschi, olandesi ed australiani, sono esperti in discipline che vanno
dall'Information Tecnology alla fisica, alla robotica, alla musica,
alla psicologia applicata.
In questo libro i meccanismi cognitivi e percettivi sono analizzati al
fine di comprendere i processi secondo cui essi interagiscono - sui
diversi piani, nel nostro cervello e nell'intero corpo fisico - in
campo musicale. Il concetto alla base del sistema è molto
semplice: le reti neurali "virtuali", grazie alla possibilità di
comportarsi come ascoltatori umani, possono essere educate al
riconoscimento degli elementi formanti della musica ed efficacemente
utilizzate nel campo dell'analisi. Ad esempio, una rete neurale che ha
appreso i parametri necessari, può riuscire ad individuare in
maniera oggettiva le segmentazioni di una composizione. Naturalmente,
non ci riferiamo a un tipo di analisi basata sui dati oggettivi della
partitura, ma a un approccio di tipo "estesico", basato cioè su
ciò che giunge all'orecchio dell'ascoltatore simulato. In altre
parole s'insegnano i criteri necessari alla rete, nello stesso modo in
cui viene fatta apprendere una nozione ad un bambino.
La prima delle quattro sezioni che compongono il libro
s'intitola Pitch and Tonality. Nel saggio di apertura, Ian Taylor e
Mike Greenhough affrontano il problema del riconoscimento dei timbri
come azione preliminare indispensabile all'individuazione delle
altezze. Nel saggio di Niall Griffith vengono invece studiate la
possibilità di riconoscimento dei centri tonali e delle funzioni
melodiche in brani musicali di matrice occidentale. L'analisi del
suono, argomento principe di questa sezione, non è però
l'unico tema trattato. Michael A. Casey, autore del saggio conclusivo,
espone infatti un modello matematico capace di produrre suoni di
violino simulando le diverse posizioni (e quindi le diverse
particolarità timbriche) che li hanno determinati.
I tentativi di applicazione delle reti neurali in campo musicale
non si risolvono qui, e spaziano nelle regioni più disparate del
"pianeta musica". Alcuni processi quali l' "andare a tempo", che ogni
giorno mettiamo in atto quando ascoltiamo o produciamo musica, sono
generalmente considerati semplici e naturali. Spesso non abbiamo la
minima coscienza di quanti diversi fattori entrino in gioco nel
realizzare quei "gesti" che compiamo quasi spontaneamente, e degli
"aggiustamenti" in tempo reale che il nostro sistema nervoso è
costretto a compiere quando il modello presenta delle variabili al suo
interno (ad esempio nel seguire un rallentando o un accelerando). Tali
fenomeni, se studiati dal punto di vista della costruzione di un
modello informatico capace di generarli, divengono immediatamente
complessi. Questo è il soggetto della seconda sezione,
intitolata Rhythm and Meter. In essa, Edward W. Large e John F. Kolen
sono gli autori di un saggio che illustra un modello, da loro ideato,
capace di riconoscere ed apprendere le periodicità presenti in
un brano musicale, ma anche le minime o massime variazioni rispetto al
tempo metronomico di base (al punto da riuscire a seguire fedelmente,
momento per momento, il tempo specifico del brano analizzato). Due
saggi più vicini agli interessi dell'analista, infine, sono
quelli ad opera di Stephen W. Smoliar e di Peter Desain e Henkjan
Honing, dove si mettono a punto metodi di identificazione delle
unità metriche di un brano musicale.
Nella terza sezione, intitolata Melodic Memory, Structure and
Completion, si prende in esame come l'individuazione di una melodia, in
un contesto musicale, sia fondamentale per il riconoscimento del
rapporto figura/sfondo, e costituisca il presupposto indispensabile
all'analisi delle funzioni compositive in un ascolto simulato. In
particolare, nel saggio di Stephen Grossberg viene descritto un
processo di identificazione utilizzante la Teoria della Risonanza
Adattiva (ART). Nel saggio di Michael P. A. Page si affronta invece il
problema dei meccanismi mediante i quali viene memorizzata una melodia;
il suo modello (SONNET) apprende una melodia grazie all'identificazione
di una gerarchia di frasi poste al suo interno. Nel lavoro successivo,
Bruce F. Katz descrive un modello di "giudizio" estetico di melodia.
Nella quarta sezione, Composition, il saggio di Michael C. Mozer
si pone l'obiettivo di prendere strutture fraseologiche da una serie di
melodie, per ricrearne di nuove. Matthew I. Bellgard e C. P. Tsang
descrivono come usare le macchine di Boltzmann (un particolare tipo di
rete neurale) per armonizzare melodie di un corale luterano. Edward W.
Large, Caroline Palmer e Jordan B. Pollack trattano della
possibilità di riconoscere le identità strutturali tra
diverse melodie, al fine di riuscire a produrre variazioni delle
melodie medesime.
Nonostante si tratti di un testo di carattere decisamente non
divulgativo, per la complessità degli argomenti e per il modo in
cui vengono esposti, i suoi contenuti rappresentano lo "stato
dell'arte" sull'esplorazione e sulla conoscenza dei modi attraverso i
quali noi percepiamo e pensiamo musicalmente. Le tematiche discusse in
questo libro aprono, inoltre, nuovi scenari all'analisi musicale. I due
diversi approcci, quello poietico e quello estesico, possono infatti
trovare un punto di equilibrio nelle possibilità offerte da un
modello matematico che, simulando il funzionamento della nostra mente,
è in grado di offrirci alcune garanzie in termini di
oggettività.
Quali possono essere i potenziali fruitori di un volume come questo? A
detta degli stessi curatori, il libro può trovare un'adeguata
collocazione all'interno di una gamma molto eterogenea di campi: dalle
scienze cognitive alla psicologia, dalla neuroscienza all'intelligenza
artificiale, dalla musica all'antropologia. Ma, aggiungiamo noi,
può rivelarsi di sicuro interesse per chiunque si occupi delle
relazioni tra nuove tecnologie e musica.
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