Percorsi paralleli: contributi storico-documentari e analitici come fondamenti
per l'interpretazione di Syrinx di Claude Debussy
di Luisa Curinga
Indice:
1. Introduzione
2. Primo percorso: l’indagine storico-documentaria
3. Secondo percorso: l’esame dei contributi analitici
4. Conclusioni
Note al testo
Riferimenti bibliografici
1. Introduzione
Syrinx, breve e straordinaria pagina, si annovera tra le più importanti
della letteratura flautistica. La sua posizione preminente nella storia del
repertorio per questo strumento dipende sostanzialmente da due fattori: è il
primo pezzo veramente significativo per flauto solo dopo la Sonata in La
min. di Carl Philipp Emanuel Bach, che lo precede esattamente di 150 anni
(1763), ed è il primo brano solistico composto per il moderno flauto Böhm,
messo a punto nel 1847.
La rilevanza di Syrinx anche dal punto di vista strettamente musicale è
testimoniata dal gran numero di analisi che a questo pezzo sono state
dedicate. Per un esecutore - com’è il mio caso - Syrinx offre inoltre
un’occasione preziosa per confrontare i suggerimenti esecutivi provenienti
dai contributi analitici con altre informazioni riguardanti i rapporti tra
testo musicale e testo poetico (Syrinx era stato concepito come musica di
scena), la collazione tra l’unico manoscritto autografo conosciuto e la
prima edizione a stampa, e le testimonianze, riguardo particolari aspetti
esecutivi, di famosi flautisti storici che lavorarono a contatto con Debussy.
La consistenza di questo doppio percorso conoscitivo - analitico e
documentario - suggerisce dunque un confronto metodologico tra i due
approcci, allo scopo di verificare se questi percorsi paralleli presentino
delle analogie o producano risultati distinti e soprattutto se essi
riescano, nella diversità dei loro apporti, a fornire una conoscenza globale
del brano in grado di riverberarsi in maniera concreta sulle scelte
esecutive.
2. Primo percorso: l’indagine storico-documentaria
Debussy aveva concepito insieme a Gabriel Mourey, eclettica figura di
drammaturgo, romanziere, poeta e traduttore, numerosi progetti teatrali mai
però portati a compimento. [1] Nel 1912 Mourey, cogliendo l’interesse
ricorrente di Debussy per i miti della Grecia classica, chiese al musicista
di comporre le musiche di scena per la sua opera teatrale in versi Psyché,
ma il progetto, concepito probabilmente come un melodramma, si realizzò solo
in minima parte; infatti, quando il 1 dicembre 1913 il lavoro verrà
rappresentato, Debussy non avrà scritto che Syrinx [MOUREY 1913]. [2]
Secondo il biografo debussiano Léon Vallas, Syrinx rappresenta l’ultimo
canto di Pan morente; grazie alla grande autorevolezza di Vallas, tale
affermazione è stata per lo più presa acriticamente per buona, col risultato
di attribuire al brano un carattere drammatico che ha influenzato la visione
di alcuni interpreti e di alcuni analisti [VALLAS 1926, 1927, 1932, 1944,
1958]. In realtà, come già intuito da alcuni più attenti studiosi e come
confermato da un manoscritto autografo conservato a Bruxelles e pubblicato
in fac-simile nel 1992, Syrinx doveva eseguirsi non in occasione della morte
di Pan - laddove i versi non suggeriscono alcuno spazio per la musica - ma
nella prima scena del III atto, un momento di intenso lirismo in cui
l’atmosfera è pregna di sensualità ed erotismo. [3]
In questa scena la musica accompagna il dialogo tra due ninfe: una Naiade
che, non avendo mai conosciuto Pan e temendolo molto, vuole fuggirgli; e
un’altra ninfa, un’Oreade, che cerca inutilmente di convincere la prima
dello splendore miracoloso e incantatorio della musica del dio, che suscita
in chi l’ascolta l’amore e un senso di ardente unione col Tutto. Basteranno
solo alcune note provenienti dal flauto di Pan - che si spandono in una
notte calda e brillante di stelle mentre il dio è invisibile dentro la sua
grotta - per fare mutare completamente l’atteggiamento della Naiade, che non
potrà fare a meno di inebriarsi e di essere pervasa, come le compagne,
dall’amore del dio e che esprimerà il suo turbamento descrivendo nel
contempo le reazioni voluttuose delle altre ninfe. [4]
Quando consegnò la musica per la rappresentazione Debussy diede istruzione
che essa fosse eseguita fuori scena tra le quinte del palcoscenico; Pan era
dentro la sua grotta e doveva restare invisibile. Il dedicatario di Syrinx,
il flautista Louis Fleury che ne fece anche la prima esecuzione, conservò
gelosamente il manoscritto e rese celebre il brano eseguendolo spesso, in
Francia e all’estero, sempre con grande successo. [5] Proprio per riprodurre
le condizioni della prima esecuzione, sembra che egli abbia sempre insistito
per avere un siparietto dietro il quale suonare Le flûte de Pan [BOPP 1983,
265]; questo infatti era il titolo originario della composizione, e quando
nel 1927, alla morte di Fleury, l’editore Jobert poté finalmente pubblicare
il brano, preferì chiamarlo Syrinx, perché Le flûte de Pan era anche il
titolo della prima delle tre Chansons de Bilitis per voce e pianoforte, e si
sarebbe potuta ingenerare confusione [VALLAS 1958, 360].
Jobert ebbe il manoscritto dalla vedova di Fleury e chiese al celebre
flautista e didatta Marcel Moyse, che sicuramente aveva avuto modo di
eseguire privatamente Syrinx alla presenza di Debussy, di prepararlo per la
pubblicazione [WYE 1993, 68-69]. Sembra che il manoscritto non recasse
nemmeno le indicazioni dei segni di battuta, che furono aggiunti per non
spaventare i flautisti dilettanti che avessero voluto accostarsi a questo
brano; Moyse aggiunse inoltre delle indicazioni di respiro e forse alcune
legature. Il manoscritto da cui Jobert trasse la prima edizione è purtroppo
perduto e il manoscritto di Bruxelles presenta alcune differenze rispetto
alla prima edizione, differenze che, riguardando i respiri, le dinamiche, l’agogica,
sono molto significative ai fini dell’interpretazione e che pertanto ora
esaminerò in dettaglio. [6]
Debussy nelle sue partiture per strumenti a fiato non segnava tutti i
respiri, ma solo quelli musicalmente più significativi; infatti nel ms. Br.
ci sono soltanto tre segni di respiro, alla fine di b. 2 e alla metà delle
bb. 4 e 14, mentre nella Jobert ve ne sono addirittura diciotto. Nonostante
si tratti di una revisione, può comunque apparire troppo elevato il numero
di respiri che Moyse indicò, ma c’è una spiegazione: egli, avendo un
personale problema di respirazione contratto nella fanciullezza, preparò
l’edizione a sua misura. I fiati che egli segnò diventarono poi
convenzionali, visto che tutte le numerose edizioni di Syrinx che si
succedettero negli anni (fino a quella svedese del 1992 che invece si basa
sul ms. Br.), sotto questo aspetto ripropongono pedissequamente la Jobert.
Del resto sembra che Moyse abbia rifiutato di comparire col suo nome come
editore del pezzo, dichiarando di averne semplicemente chiarito alcune
incongruenze [WYE 1993, 68-69]; ciò può avere spinto i successivi editori e
i flautisti a pensare che i segni di respiro presenti nella Jobert fossero
da attribuirsi direttamente a Debussy. Per fortuna, anche se solo molti anni
dopo, Moyse fornì testimonianza del reale volere dell’autore: i respiri alla
fine delle bb. 16 e 25, furono aggiunti da Moyse per le sue difficoltà
personali, ma Debussy li disapprovava. [WYE 1994, 5] Pertanto, sebbene essi
siano ormai nella prassi esecutiva della maggior parte dei flautisti,
andrebbero evitati.
Esempio Audio 1, bb. 14-17:
A. con il respiro alla fine di b. 16 (Ed. Jobert)
B. senza respiro (ms. Br.)
Sul respiro a b. 25, che riveste una grande importanza, trovandosi alla fine
dell’en animant peu à peu e prima della ripresa, Moyse ammise: "Debussy me
demanda de ne pas respirer à cet endroit, mais j’en étais incapable. […]
Pour moi c’est impossible". [7] In effetti evitare questo respiro significa
produrre una continuità di tensione tra la parte in animando e la ripresa
del motivo iniziale, tensione accresciuta dal prolungamento del Si bem.
Esempio Audio 2, bb. 22-26:
A. con il respiro a b. 25 (Ed. Jobert)
B. senza respiro (ms. Br.)
Sempre secondo Moyse i respiri alla fine delle bb. 28 e 29 erano molto
graditi da Debussy. [WYE 1994, 5] L’ultima importante differenza riguardante
le indicazioni di respiro si trova a b. 31: nell’edizione Jobert dopo il
primo movimento compare un respiro, mentre nel ms. Br. la frase non è
interrotta e i due Re bem. sono legati.
Esempio Audio 3, bb. 29-33:
A. con respiro (Ed. Jobert)
B. senza respiro (ms. Br.)
Da quanto detto finora emerge che Debussy avrebbe desiderato un andamento
melodico più disteso, non interrotto, e un’esecuzione più fluida e meno
frammentaria. Va ricordato inoltre che Fleury, dedicatario del pezzo, era
famoso per la sua abilità nel suonare frasi molto lunghe. [8]
Altre differenze tra la Jobert e il ms. Br. riguardano alcune indicazioni
dinamiche. Nella Jobert mancano il diminuendo a b. 31 e il p all’inizio
delle bb. 15 e 17, che compaiono invece nel ms. Br.; nella musica
orchestrale e pianistica di Debussy il segno
è frequente, e
indica effettivamente un subito piano alla fine del crescendo, perciò
dovrebbe essere interpretato allo stesso modo in Syrinx. La principale
divergenza riguarda però l’accento sul primo movimento della penultima
battuta, che ha sempre suscitato molti dubbi nei flautisti, apparendo
incongruente con l’andamento in smorzando delle ultime battute del brano.
Quando il revisore di una successiva edizione, nel 1968, interpellò Moyse su
questo accento, egli rispose che pensava fosse un errore e che avrebbe
dovuto essere un diminuendo [DEBUSSY 1992, 5]: in questa veste infatti
compare nel ms. Br.
Esempio Audio 4, bb. 33-35:
A. con accento a b. 35 (Ed. Jobert)
B. con diminuendo (ms. Br.)
L’esame del ms. Br. fornisce anche una importante indicazione riguardante l’agogica:
l’accelerando che inizia alla b. 22, la cui indicazione manca nella Jobert,
ma che viene praticamente eseguito da ogni flautista e la cui validità è
confermata da molti analisti, è definitivamente ratificato dal manoscritto
autografo, dove si può leggere: en animant peu à peu. Inoltre nella Jobert
non c’è traccia della corona a fine di b. 8, molto importante perché in quel
silenzio, come indicato nel ms. Br., l’Oreade doveva pronunciare la sua
battuta Tais-toi, contiens ta joie, écoute. [9]
Altri utili contributi per l’interpretazione sono le testimonianze dei
flautisti che lavorarono con Debussy, tanto quelle pervenute direttamente,
quanto quelle tramandate attraverso i loro allievi. Non solo Moyse, ma anche
Fleury ebbe modo di esprimersi a questo proposito, confermando tra l’altro
la preferenza di Debussy per frasi di ampio respiro: "a lament was exactly
what the composer had to express […]; he had a longbreathed phrase, he
employs the lower octave, he indulges in no temperamental explosion, he
confines himself to the severest and soberest expression of great mental
suffering." [10] Una testimonianza più concretamente esecutiva ci viene dal
flautista tedesco Paul Krauß, che conobbe direttamente Debussy, avendo
suonato nell’Orchestra dell’Opera di Parigi ed essendo stato flauto solista
in una delle orchestre sinfoniche parigine precedentemente alla prima guerra
mondiale. Tramite il suo allievo Joseph Bopp egli riferisce dell’importanza
che Debussy attribuiva alla precisione ritmica nell’esecuzione di Syrinx; in
particolare pare che Debussy fosse molto esigente riguardo le biscrome a b.
13, spesso eseguite molto liberamente, quasi a guisa di semicrome [BOPP
1983, 266]. Ciò combacia perfettamente con altre affermazioni analoghe di
musicisti che lavorarono con Debussy, sull’attenzione che egli prestava
all’esecuzione ritmicamente accurata delle sue musiche; si veda ad esempio
la testimonianza della pianista Marguerite Long, o quella del direttore
d’orchestra Ernest Ansermet, che, secondo quanto racconta Bopp rimproverò
aspramente un flautista che si prendeva troppe libertà nell’eseguire il solo
del Prélude à l’après-midi d’un faune [LONG 1960; BOPP 1983, 267]. Bopp ci
riferisce anche del tempo metronomico che, secondo quanto indicatogli dal
suo maestro, avrebbe desiderato Debussy: Très Modéré corrisponderebbe a
mai più veloce. Dopo b. 9, quando il tempo diventa Un peu
mouvementé (mais très peu) , la croma dovrebbe essere uguale a 92.
3. Secondo percorso: l’esame dei contributi analitici
Dall’indagine storiografico-documentaria è stato possibile trarre importanti
informazioni riguardanti il referente letterario di Syrinx, prezioso aiuto
per collocarlo nella sua giusta atmosfera (notturna, sensuale, lirica,
mitica), e chiarimenti su aspetti molto concreti quali l’andamento della
linea melodica indicato dal cadenzarsi dei respiri, le dinamiche, l’agogica.
Questa valida indagine risulta però per sua natura carente di
approfondimenti teorici, approfondimenti forniti invece dagli analisti. In
questa sede non intendo naturalmente presentare una disamina completa della
ricca letteratura analitica concernente Syrinx, ma voglio seguire un
percorso conoscitivo che, basandosi sul lavoro degli analisti, cerchi di
portare una luce nuova sul brano, in particolare nell’ottica del rapporto
analisi-esecuzione. La difficoltà principale in questo tipo di indagine, è
che tra le numerose analisi di Syrinx solo quella di Ernestine Whitman,
studiosa che si propone nella doppia veste di analista e di flautista, si
pone l’intento programmatico di correlare analisi ed esecuzione. [WHITMAN
1977, 68-104] Gli altri analisti non si sono preoccupati di come il loro
lavoro si potesse rapportare con l’esecuzione, tuttavia in molti casi è
possibile trarre comunque delle utili indicazioni esecutive, seppure in
maniera indiretta. Naturalmente il passaggio dalla teoria alla pratica è in
questo caso frutto dell’attività deduttiva dell’esecutore che legge e
interpreta le analisi.
Nel delineare un percorso che si snodi attraverso le analisi, per portare ad
un accrescimento conoscitivo e ad un aiuto all’interprete, mi avvarrò di
alcuni essenziali punti di riferimento desunti da una lettera che Debussy
scrisse a Mourey il 17 novembre 1913, solo pochi giorni prima della data in
cui fu rappresentata Psychè con al suo interno Syrinx.
17 Novembre ‘13
Mon cher Mourey,
jusqu’à ce jour je n’ai pas encore trouvé ce qu’il faut…
pour la raison, qu’une flûte chantant sur l’horizon doit contenir tout de
suite son émotion! Je veux dire, qu’on a pas le temps de s’y reprendre, à
plusieurs fois, et que: tout artifice devient grossier, la ligne du dessin
mélodique ne pourrant compter sur aucune interruption de couleur, secourable.
Dites moi, je vous prie, très exactement, les vers après lesquels la musique
intervient?
Après de nombreux essais je crois qu’il faut s’en tenir à la seule flûte de
Pan, sans autre accompagnement. C’est plus difficile, mais plus (logique*)
dans la nature.
Affectueusement
Claude Debussy. [11]
[* cancellato nell'autografo]
Nella lettera sono espresse con chiarezza la natura dell’ispirazione e le
intenzioni di Debussy, che si possono sintetizzare e schematizzare così:
1) ESIGENZA DI CONTENERE L'EMOZIONE:
- un flauto che suona all’orizzonte deve subito contenere tutta la sua
emozione
2) IMPOSSIBILITÀ DI RICOMINCIARE PIÙ VOLTE:
- non c’è tempo di riprendere, di ricominciare più volte
3) RICERCA DI NATURALITÀ:
- ogni artificio diventa grossolano
- Pan deve suonare da solo, perché è dentro la natura
4) STRETTA ASSOCIAZIONE DI LINEA MELODICA E COLORE
- la linea del disegno melodico non potrà contare su alcuna interruzione di
colore
Secondo quanto scrive Debussy, i punti 2, 3, e 4 sono conseguenze, o meglio
approfondimenti del primo. Quali di questi aspetti sono stati colti dagli
analisti, che con ogni probabilità non conoscevano questa lettera, e in che
maniera le loro indagini possono aiutare l’esecutore? Per saperlo, occorrerà
esaminare ognuno dei punti esposti, pur nella consapevolezza che i vari
elementi di cui è costituito un brano sono nell’idea di chi compone, e
auspicabilmente anche in quella di chi esegue, un tutto indivisibile, e che
qui naturalmente vengono scissi per ordine espositivo.
1) Cosa voleva dire Debussy quando affermava che un flauto che suona
all’orizzonte, quindi in lontananza e nascosto - sappiamo che Pan era
invisibile nella sua grotta, e il suono si doveva spandere, per così dire,
senza corpo - deve contenere tutta la sua emozione? Probabilmente che al
flauto spetta il compito di rappresentare tutta l’emozione che Pan ha dentro
di sé; proprio in quanto espressione contenuta, essa non può dispiegarsi
senza alcun freno.
Tradotto in linguaggio musicale ciò potrebbe voler dire evitare i grandi
contrasti, atteggiamento che, a mio avviso, si riflette in primo luogo nelle
indicazioni dinamiche. Questo aspetto è stato generalmente trascurato dagli
analisti di Syrinx, con la quasi unica eccezione di Whitman, che all’analisi
affianca una guida all’esecuzione [WHITMAN 1977, 68-104]. Il suo originale
lavoro è tutto basato sull’ipotesi che Syrinx sia costruito su due motivi
principali, X e Y; il motivo X compare nelle prime due battute, il motivo Y
nelle ultime due, e l’analisi si sviluppa identificando le successive e
graduali mutazioni di X in Y, mutazioni che secondo Whitman rispecchiano il
racconto mitico del tramutarsi della ninfa Syrinx in canna.

Figura 1
Ad ogni motivo sono associati intervalli, registri, dinamiche, figure
ritmiche differenti (vedi figura 1), e nell’esecuzione ogni proposizione
dell’uno o dell’altro motivo va differenziata evidenziando le sue
caratteristiche precipue. Dal punto di vista dinamico X, associato con il
registro medio, ha un livello di base mf o p crescendo; Y, nel registro
grave, ha dinamiche più basse ed è più statico, con ritmi più dolci. Whitman
suggerisce di eseguire le parti caratterizzate da X, più movimentato, in
maniera più calda e con più vibrato di Y. In sostanza, quello che Whitman
raccomanda all’esecutore, è una grande precisione nell’eseguire le
indicazioni dinamiche volute da Debussy: Whitman sottolinea l’importanza del
subito p a b. 4, perché esso evidenzia la differenza tra le bb. 4 e 5.
Infatti la figura nel primo movimento delle bb. 4 e 5 è identica dal punto
di vista ritmico e delle altezze, ma mentre nella b. 4 il segno di crescendo
è seguito da un subito p, nella b. 5 la figura è tutta in crescendo; la
tensione non cade, al contrario si prepara l'incremento dinamico delle
terzine ascendenti che concludono la battuta. (vedi figura 2 ed esempio
audio).

Figura 2
Esempio Audio 5, bb. 4-5
Whitman lamenta come molti flautisti disattendano l'indicazione di crescendo
ed eseguano queste terzine in diminuendo, ma il crescendo porta al Do bem.
di b. 6 in modo molto più convincente di un diminuendo. [12] Il Do bem.
inoltre deve essere (come è scritto) più forte del Mi bem., per rendere
udibile il movimento tonale verso il Si bem. Whitman suggerisce anche di
enfatizzare la differenza dinamica tra le bb. 17 e 19, precedute da due
misure (bb. 16 e 18) identiche tra loro. Il decrescendo di b. 17 porta al Re
bem., il crescendo di b. 19 porta al Mi bem., nota che secondo Whitman
stabilisce un momento di ritorno verso X, e che Carol K. Baron definisce a
startlingly fresh sound [13].
Pressoché tutti gli analisti collocano il climax del pezzo a b. 27. Secondo
me, alla luce di quanto messo in evidenza dagli analisti, l’apice espressivo
va giustamente caratterizzato sia dal punto di vista timbrico, sia portando
ininterrottamente la tensione dalle battute precedenti en animant peu à peu,
ma alla dinamica tocca il compito di contenere le emozioni: infatti, anche
in questo momento emotivamente più intenso, Debussy non indica niente di più
di un sobrio mf.
Dell’aspetto dinamico si occupa anche James Tenney, che tra i vari parametri
presi in considerazione per ottenere una segmentazione temporale di Syrinx
secondo un’ottica percettiva gestaltica, include l’intensità e il timbro: di
essi l’autore vuole indagare il grado di importanza nella strutturazione del
pezzo, giungendo alla conclusione che in Syrinx (contrariamente ad esempio a
quanto succede in Density 21.5 di Varèse), l’intensità non costituisce un
fattore percettivamente strutturante, in quanto il brano si muove in un
ambito dinamico piuttosto ristretto, tra il p e il mf. [14]
Il contenimento delle emozioni può avvenire anche sotto altri aspetti, come
quello intervallare. Quasi tutti gli analisti hanno rilevato come la melodia
in Syrinx si muova per lo più per grado congiunto o piccoli salti: semitoni,
toni interi, terze minori. Nella prima misura l’andamento a toni interi nei
movimenti accentuati della battuta si incastra con un andamento cromatico e
veloce nei movimenti non accentuati. Quando c’è un’espansione intervallare
essa è graduale, ed esistono alcuni intervalli caratterizzanti, come il
tritono, la terza min. e la sesta min., che con il loro ritornare rivestono
il ruolo di punti d’appoggio della melodia. L’analisi di Cogan e Escot
esamina Syrinx in termini di trasformazione linguistico-spaziale di una
cellula linguistica primaria (Si bem, Mi, Re bem.). [COGAN –ESCOT 1976,
92-101] I due studiosi individuano una serie di intervalli - definiti dal
numero di semitoni di cui sono composti - e misurano la trasformazione
linguistica sulla base della comparsa o scomparsa di tali intervalli. È
difficile ipotizzare che un’analisi di tale genere, piuttosto astratta,
possa influire sull’esecuzione, se non nel senso di una generica
consapevolezza, comunque valida per chi suona. Comunque, anche da un’analisi
come questa eminentemente teorica, si può ricavare un’indicazione esecutiva
precisa, anche se ovviamente sempre in maniera indiretta. Cogan e Escot
ritengono che la b. 3 assolva al duplice compito di essere una reminiscenza
della frase contenuta nelle bb. 1-4 e nello stesso tempo di collegare la b.
3 con le bb. 6-8. Come si può vedere nella figura 3, la b. 3, che nel primo
pentagramma non è riportata per intero ma di cui è indicato solo l'incipit
proprio in virtù del suo carattere di reminiscenza, è nel secondo
pentagramma collegata tramite la linea tratteggiata al Do bem. di b. 6.
Infatti secondo i due studiosi la frase contenuta nelle bb. 4-8, piuttosto
che discendere linearmente dal Si bem. di b. 3, ascende linearmente dal Si
bem. di b. 4. L'ascesa lineare è portata avanti successivamente in due
differenti registri: l'arrivo sul Do bem. di b. 6 ha i suoi punti di
partenza nel Si bem grave delle bb. 4-5 e, nell'altro registro, nel Si bem.
di b. 3. Naturalmente un interprete che volesse sottolineare il carattere di
reminiscenza della b. 3 potrebbe eseguirla diversamente dalla prima battuta,
ad esempio modificando il colore del suono, o tenendo la dinamica su un
livello leggermente più basso. Questo consentirebbe anche di evidenziare
maggiormente la linea ascendente delle bb. 4-5 di cui parla Cogan, che porta
al Do bem. di b. 6.

Figura 3
Cogan e Escot non sono i soli ad individuare nella trasformazione la
caratteristica principale di Syrinx; seppure con un senso e degli esiti
differenti, a causa della diversità di obiettivi e metodologie, sono dello
stesso avviso anche Whitman, come già esposto, Baron e Ulrich Mahlert. Baron
considera fondante in Syrinx la trasformazione che viene operata dalla scala
a toni interi che parte dal Do (Whole Tones 1), a quella che parte dal Do
diesis (Whole Tones 2), e rileva inoltre la grande importanza in questo
passaggio delle configurazioni pentatoniche che sostituiscono in modo non
tonale il ponte modulante di classica natura.

Figura 4
Secondo Mahlert [1986, 195] l'arabesco delle bb. 1-2 si trasforma, in modo
solo apparentemente casuale, in quello delle bb. 13-14 (figura 4), e anche
alcune delle figurazioni a terzine sono in qualche modo una derivazione
delle prime due misure (vedi figura 5). Considerando che tali figurazioni
provengono da tutte le sezioni del pezzo [16], Mahlert osserva che la
trasformazione intervallare investe l’intero svolgersi del brano.

Figura 5
Nella Figura 5 si vede come la figura a terzine dalla quale si sviluppano le
tre battute conclusive, ritenute varianti di un modello X e riquadrate nello
schema con le indicazioni X1, X2, X3, ricorda la figura di b. 16, che si
sviluppa nella IV sezione, ma mostra anche una pluralità di ulteriori e
significative relazioni, inerenti soprattutto a momenti successivi, quando
vengono introdotte entrambe le varianti formali (soprattutto la seconda),
delle figurazione a terzine. Il precursore della figura a terzine di b. 31,
la forma originaria del modello X (dove le mutazioni giocano su due
elementi: l'appoggiatura e il cambiamento nella successione dei suoni), è da
rintracciarsi nella mutazione conclusiva alla fine della sez. I,
corrispondente alla prima riga del grafico, per questo indicata con Schluss.
L'indicazione Schluss nella terza riga corrisponde invece alla fine della
sez. III. Per quanto riguarda le ultime due righe del grafico, Mahlert
spiega come i due frammenti localizzino in particolare le reminiscenze
evocate da X3 di cui evidenziano il carattere di trasformazione, dove Anfang
e Mitte rappresentano l’inizio e la metà delle connessioni musicali. Se
l'indicazione Anfang nella penultima riga non ha bisogno di spiegazioni, è
invece opportuno chiarire come il Mitte dell'ultima riga si riferisca alla
funzione di collegamento della nona magg. di b. 19 (Re bem.-Mi bem.), tra le
due parti della sez. IV. Mahlert nota come questo intervallo ricco di
tensione venga mutato alla fine del brano nel distensivo intervallo di
seconda (Mi bem.-Re bem.). [17]
2) Debussy afferma che in Syrinx non c’è il tempo per proporre ulteriori
riprese, e questa impossibilità di lasciarsi andare liberamente, senza
preoccupazioni di durata, è naturalmente una limitazione, un "contenersi";
il brano è per forza di cose breve, essendo costretto in margini temporali
fissati dal testo poetico. Eppure, almeno a prima vista, può apparire
piuttosto curiosa l’affermazione di Debussy "non c’è tempo di riprendere più
volte", dal momento che, soprattutto all’analisi motivica, il pezzo appare
composto di brevi incisi insistentemente ripetuti e variati. Proprio la
ripetitività è uno degli aspetti che hanno favorito la frequentazione di
Syrinx da parte di ricercatori che si occupano di musica in relazione ad
altri ambiti culturali: semiologi, psicologi, informatici [ANAGNOSTOPOULOU
1997; DELIÈGE 1987; LASKE 1984; NATTIEZ 1975; TENNEY-POLANSKY 1980]. Infatti
il brano, essendo breve, monodico, costruito su pochi elementi facilmente
individuabili e spesso ripetuti, è agevolmente schematizzabile.
A livello macroformale quasi tutti gli analisti si trovano d’accordo
nell’individuare una suddivisione tripartita del brano. Notevoli differenze
si riscontrano invece nella segmentazione, dal momento che considerare una
stessa sezione come A1 o come B comporta ovviamente un’interpretazione
analitica completamente differente. Come si può vedere nella Tabella A, le
principali analisi di Syrinx presentano evidenti divergenze nella
segmentazione formale del pezzo; ciò naturalmente è dovuto ai differenti
tipi di approccio e alle diverse metodologie impiegate, ma porta anche a
pensare che probabilmente, dal punto di vista strettamente esecutivo, la
cosa migliore sia di interpretare il brano come un unico discorso
ininterrotto, una lunga frase fluida in cui le divisioni sono strumentali,
utili per creare un quadro mentale in chi studia, e che vadano evidenziate
il meno possibile nell’esecuzione. [AUSTIN 1966, 7-15; BORRIS 1969, 173-174;
DE NATALE 1996, 33-40 e 133-135; LARSON 1990, 1-15] Ciò è confermato da
Fleury, quando si riferisce ad una frase di ampio respiro, e dalla
testimonianza di Moyse sul fiato a b. 25, che Debussy gli chiese di evitare:
quindi, se addirittura dove compare chiaramente una ripresa non ci dovrà
essere nessuna caduta di tensione, sembra legittimo considerare il pezzo
come una linea melodica ininterrotta.

Tabella A
È da notare come le segmentazioni di Tenney siano le più difformi dalle
altre; la sua divisione infatti è basata su unità di percezione gestaltica,
in cui soprattutto le "sezioni" - unità gerarchicamente più alte - ma anche
i "segmenti", di livello gerarchico inferiore, cominciano spesso non
all’inizio delle battute, ma ad esempio su un levare. Sicuramente si tratta
di punti percettivamente significativi, ma del tutto dissimili dalle
suddivisioni degli altri analisti (si veda in proposito la figura 6, in cui
sono riportate le prime venti battute di Syrinx nella segmentazione di
Tenney).

Figura 6
Se si accettano le conclusioni di Tenney quindi si deve prendere atto che la
segmentazione di un brano, dal punto di vista estesico, è spesso
completamente differente dalle comuni divisioni formali. Quasi tutti gli
analisti, osserva Nattiez, sono d’accordo nell’isolare le prime otto
battute, motivando questa scelta con la convergenza su alcuni aspetti della
scrittura compositiva, come: "tempo omogeneo; linea di battuta; omogeneità
dovuta, se non ad una definita ‘tonalità’, almeno alla nota polare Si bem;
sviluppo di un piccolo numero di temi paradigmatici" [NATTIEZ 1975, trad.
ital. p. 101]. Questa uniformità di risultati (con l’eccezione di Larson che
fa terminare la prima parte del pezzo a b. 15), coincide anche con
l’indicazione fornita dallo spartito nel suo originario aspetto scenico,
anche se in questa veste Syrinx fu eseguita probabilmente solo la prima
volta. Alla fine della b. 8, nella versione teatrale c’è infatti
l’intervento della recitazione, con l’Oreade che pronuncia in silenzio,
senza alcun accompagnamento, i suoi versi Tais-toi, contiens ta joie, écoute;
lì la musica si interrompe davvero, e in effetti l’unica divisione formale
sicura è quella alla fine di b. 8. In questo caso le conclusioni dello
storico e dell’analista coincidono, e mi sembra assolutamente opportuno che
l’esecutore faccia in quel punto una breve pausa come indicato dalla corona
nel ms. Br.
3) L’esigenza di naturalità è stata colta con grande sensibilità da Ulrich
Mahlert: egli considera l’arabesco il paradigma del fare compositivo di
Debussy, e Syrinx un esempio dei più significativi del suo modus operandi
[1986, 182]. Debussy cita più volte il divino arabesco nei suoi scritti:
riferendosi a Bach, lo esalta in contrapposizione agli schemi classici ormai
irrigiditi e accademicamente “incrostati”. [DEBUSSY 1987, 34-35, 65-66,
228-230, 245-247] Grazie all’arabesco, che ha struttura aperta e deriva da
una concezione figurativa decorativa, ornamentale, quella dello Jugendstil,
la musica può vincere la rigidità meccanica e portare verso quell’arte
"libera", frutto della corrispondenza spirituale di arte e natura cui il
compositore francese aspirava. L’arabesco, inteso come una forza della
natura, ha un suo sviluppo organico che, secondo Mahlert, è esemplarmente
illustrato nelle prime due misure di Syrinx: la forza di gravità, che è una
forza passiva, è, in maniera sottilmente proporzionata, bilanciata da una
corrispondente forza ascendente, attiva (figura 7) [18]

Figura 7
Mahlert rileva inoltre come, in quanto momento di un arabesco melodico, il
ritorno del suono iniziale nella seconda battuta sia un indice del
bilanciamento delle proporzioni delle due forze complementari. Interessante
a livello interpretativo mi sembra rendere questo senso delle due forze
attiva e passiva, ma come farlo concretamente? Mahlert non suggerisce nulla
in proposito, ma penso che si potrebbero eseguire le parti "passive", cioè
quelle con la tendenza a precipitare verso il basso, in modo più morbido,
cercando di non accentare o mettere in evidenza nessun suono, rimanendo
sempre strettamente nel tempo e assecondando il timbro naturale del flauto
quando scende verso l’ottava bassa, per rendere questo senso di attrazione
gravitazionale. Questo suggerimento può essere molto valido per le bb. 2, 13
e 14. Nel suddividere il brano in cinque sezioni (vedi nota 16), Mahlert
evidenzia in ciascuna di esse la curva melodica, la linea dell’arabesco
(figura 8), arabesco che si smorza seguendo delle leggi organiche, tanto che
l’ultima sezione, con carattere di ricapitolazione e ambito intervallare più
ampio, non ha una vera chiusura e finisce in modo indeterminato.

Figura 8
Credo che questa tendenza a smorzarsi vada assecondata nell’esecuzione;
anche Whitman, pur partendo da presupposti diversi da quelli di Mahlert,
suggerisce qualcosa di analogo quando propone di suonare le ultime due
battute, costituenti il motivo Y a carattere statico, con dinamiche più
basse, in diminuendo, con un suono piuttosto chiuso e senza vibrare. Non
solo l’arabesco, per Mahlert, è indice della naturalità di Syrinx, ma anche
altri due elementi, cioè la quarta discendente e le scale pentatoniche. La
quarta discendente, che compare in modo evidente a b. 8 (Mi bem.-Si bem.),
ma anche in altri punti (es. b. 4: Si bem.-Fa, Si-Fa diesis) è per
eccellenza il "suono di natura" con struttura organica, è il Naturlaut della
Prima Sinfonia di Mahler, è la melodia sacra e divina di Pan, tratta da
canne recise e che vuole imitare il canto degli uccelli, è per definizione
Ursprunge, simbolo del grido della natura; la quarta di b. 8 è anticipata
dal cambio enarmonico di b. 5, silenzioso, segreto, misterioso, che non fa
parte di un processo enarmonico. Infatti il Do bem. compare per la prima
volta sospeso nel tempo, nello spazio e nella sonorità, dal momento che la
figura in cui si trova sta tra due pause. [MAHLERT 1986, 193]
4) Della linea melodica si è già parlato a proposito dell’arabesco, e dal
punto di vista intervallare. Ciò che è più difficile è associarla al timbro,
perché, definizioni come "l’importanza del colore del suono", rischiano di
essere generiche e di potersi attagliare a più di un brano, o, peggio
ancora, a più di un autore. [19] Innegabile è la difficoltà di poter
descrivere con il linguaggio verbale concetti sfuggenti come quello di
colore, che di fatto sono di pertinenza esclusiva della sfera auditiva ed
emotiva; tuttavia è altrettanto innegabile come il timbro e il colore in Syrinx siano tra gli elementi principali e fondanti, come testimonia lo
stesso Debussy nella lettera a Mourey.
Gli analisti in genere si sono dimostrati più preoccupati di definire le
entità pertinenti a strutture formali, intervallari, scalari, ma il problema
del colore è stato comunque affrontato da alcuni di loro. Si è già visto
come Whitman dia dei precisi suggerimenti in proposito, come quando, per
citare alcuni esempi, dice di differenziare timbricamente i motivi X e Y,
aventi caratteri diversi, o quando consiglia di suonare l’apex di b. 27 con
un suono caldo e molto vibrato, o le ultime due battute con timbro chiuso e
senza vibrare.
Anche Tenney e Polansky affrontano il problema del timbro ma, pur rendendosi
conto della rilevanza di questo elemento, sono ben consapevoli della
difficoltà di circoscriverne le caratteristiche per poterle utilizzare
concretamente in un’analisi. Nel comparare alcuni brani, tra cui Syrinx e
Density 21.5 di Varèse, essi si servono di quattro parametri. (vedi Tabella
B)
| |
Duration |
Pitch
|
Intensity
|
Timbre |
| Debussy
|
1.0 |
1.5 |
2.0 |
0.0 |
| Varèse
|
1.0 |
0.67 |
6.0 |
20.0 |
Tabella B
Ai primi tre (durata, altezza e intensità) è stato possibile attribuire dei
valori misurabili: un input di 1.0 implica un’unità di tempo di un decimo di
secondo, un intervallo di un semitono, o una differenza di livello dinamico
di un gradino (come tra mf e f). Per il timbro, di cui anche la definizione
sfugge - Tenney e Polansky parlano di one more parameter, which we call
“timbre” [20] - i valori non possono essere misurati e nemmeno approssimati
al fine di poter essere elaborati dal programma computazionale. Per questo
il parametro timbro è stato usato solo in maniera molto primitiva, con scale
di valori di 0 o 1, e soltanto per rappresentare i colpi di chiave nelle bb.
24-28 di Density 21.5.
Anche Marco De Natale si dimostra ben consapevole dell’importanza del colore
del suono in Syrinx, ma sfiora il problema piuttosto che affrontarlo; egli
si limita a far notare, con un’osservazione solo apparentemente banale, come
il brano sarebbe improponibile se eseguito su un altro strumento, come il
pianoforte. De Natale ritiene inoltre che il timbro in Syrinx diventi tema,
e sia strettamente associato al senso di movimento, dal momento che la
morbidezza del suono controbilancia la ritmica pulsiva. Purtroppo però
queste interessanti osservazioni non vengono ulteriormente approfondite. [DE
NATALE 1996, 39]
4. Conclusioni
Si è visto quindi in che modo gli analisti abbiano colto gli aspetti
principali di Syrinx e come le loro scoperte analitiche possano aiutare
l’interprete. In generale gli aspetti trattati, desunti dalla lettera di
Debussy, esauriscono anche la rosa dei problemi musicali affrontati nelle
varie analisi, con l’esclusione di quello della tonalità: infatti alcuni
analisti (Austin, Seraphin, Larson, De Natale) si sono preoccupati di
trovare la o le tonalità del pezzo, o se non altro di ricercare uno o più
centri tonali, mentre altri (Mahlert, Baron, Cogan) pensano il brano
svincolato dalla tonalità, con cui le affinità sono solo momentanee e
apparenti, sottolineando come Debussy eviti accuratamente tutte le
risoluzioni tonali.
All’inizio del lavoro mi ero posta il quesito se i due percorsi metodologici
portassero o meno a dei risultati simili; sebbene in alcuni casi si siano
verificate delle significative coincidenze, in generale le analogie non sono
molte. Infatti le principali risultanze dell’indagine storico-documentaria
riguardano i respiri, le dinamiche, l’agogica, e il rapporto della musica
con il testo poetico; dall’esame della letteratura analitica risulta come
questi aspetti siano stati per lo più solo toccati marginalmente dagli
analisti.
I respiri, fondamentali per il cadenzarsi del discorso musicale, dal momento
che essi evidenziano momenti di continuità o di discontinuità, non sono
stati oggetto dell’attenzione dei teorici. L’unico a parlarne è Nattiez, che
citando tutti i respiri della Jobert li chiama impropriamente "pause", e
afferma che essi sono fondamentali per la segmentazione del pezzo. [NATTIEZ
1975, 340; trad. ital. p. 100] In realtà è stato evidenziato che i respiri
della Jobert erano, almeno in alcuni casi, frutto delle esigenze di Moyse, e
basarsi su di essi potrebbe essere fuorviante. Si è visto come solo Whitman
si sia occupata in maniera estesa dell’aspetto dinamico, e per quanto
riguarda l’agogica unicamente De Natale osserva come tra le varie esecuzioni
del brano, si riscontrino notevoli differenze. [21] Infine, la mancata
conoscenza del reale rapporto tra musica e testo poetico ha portato in
alcuni casi anche a dei travisamenti che hanno influito sulla visione del
pezzo da parte degli analisti; alcuni di loro (ad esempio Whitman), si sono
ispirati, almeno come punto di partenza, al mito della mutazione della ninfa
Syrinx in canna, quando il titolo Syrinx non era certamente di Debussy e
compare per la prima volta solo nell’ed. Jobert, altri (ad esempio Mahlert),
hanno visto in alcune strutture compositive, come il cromatismo, il
rispecchiarsi della lamentosità dell’ultimo canto di Pan morente, quando
dall’indagine condotta nella prima parte del lavoro è emerso come Syrinx non
venga affatto eseguito in questa occasione, e abbia al contrario un
carattere lirico e sensuale. Il non sapere poi la vera paternità delle
indicazioni di respiro della Jobert, ha portato poi ad assumerli come
convenzionali e dovuti a Debussy, come nel caso di Nattiez.
L’indagine di tipo analitico ha d’altro canto toccato aspetti della
costruzione del brano e ha approfondito problematiche che la ricerca
documentaria non è in grado di affrontare, confermando, in maniera più o
meno convincente, tutti gli elementi che lo stesso Debussy ha affermato
essere alla base dell’ispirazione di Syrinx. Se da una parte si potrebbe
lamentare una mancanza complessiva di interesse, da parte degli analisti nei
confronti delle problematiche interpretative, dall’altra occorre prendere
atto che nella gran parte dei casi gli obiettivi che essi si pongono - come
“funziona” il pezzo, quali sono le caratteristiche peculiari del suo stile e
via dicendo - sono diversi da quelli che si pongono gli interpreti. E
inoltre occorre considerare che se la conoscenza complessiva del pezzo e
della sua struttura è indispensabile per una esecuzione consapevole, la
scelta tra le diverse possibilità interpretative afferisce, di fatto, al
singolo esecutore, ovvero alla sua sensibilità e alle sue capacità tecniche
ed espressive. In definitiva, il duplice approccio storico-documentario e
analitico sembra capace di produrre interessanti frutti, proprio perché è
sostenuto da competenze diverse e, spesso, “complementari”; i due tipi di
indagine non si sovrappongono ma si integrano, portando ad una conoscenza
globale del pezzo e, non di rado, a indicazioni esecutive preziose.
Note al testo
[1] Gabriel Mourey (1865-1943) tradusse tra gli altri Edgar Allan Poe e
Algernon Charles Swinburne. Fu inoltre uno dei collaboratori della "Revue
wagnérienne" e il tramite dell’incontro tra D’Annunzio e Debussy per Le
Martyre de Saint-Sébastien. I progetti teatrali in collaborazione con
Debussy mai portati a termine sono: L’embarquement pour ailleurs, "commentaire
symphonique", 1891; Histoire de Tristan, drame lyrique, 1907-09; Huon de
Bordeaux, 1909; Le Chat botté, da La Fontaine, 1909; Le marchand de rêves ,
1909.
[2] L’opera tratta del mito di Psiche secondo la versione fornita da Apuleio
nelle sue Metamorfosi; nel terzo atto viene introdotta anche la storia della
morte di Pan, tratta da Plutarco.
[3] A tale proposito cfr. Seraphin 1964 e Bopp 1983. Il manoscritto di
Bruxelles è di proprietà di un privato, la Sig.ra Hollanders de Ouderaen, ed
è pubblicato in fac-simile in Debussy 1992. Nell’edizione svedese, purtroppo
ancora scarsamente diffusa, il curatore A. J. Chapelon non fornisce notizie
sulla provenienza del manoscritto, affermando solo che esso è probabilmente
una copia del manoscritto perduto fonte dell’edizione Jobert. Ciò porta a
dedurre che l’autografo di Bruxelles non sia stato quello da cui fu tratta
la prima edizione.
[4] Contrariamente a quanto avviene in Syrinx, nel Prèlude à l’après-midi
d’un faune l’atmosfera è quella assolata del meriggio.
[5] È possibile, anche se non sembrano esserci documenti che lo attestino,
che Fleury avesse una sorta di diritti sul brano, dal momento che egli
risulta l’unico esecutore pubblico di Syrinx fino alla pubblicazione
dell’edizione Jobert. È anche possibile che Debussy, avendo regalato il
brano all’amico Fleury, non abbia insistito per una immediata pubblicazione.
[6] D’ora in avanti il manoscritto autografo di Bruxelles verrà indicato
come ms. Br..
[7] "Debussy mi chiese di non suonare in quel punto, ma non ne ero capace.
Per me è impossibile." [WYE 1994, 5].
[8] A. L. Chapelon, introduzione in DEBUSSY 1992.
[9] "Taci, contieni la tua gioia, ascolta." Questi versi non sono gli unici
citati nel ms. Br.; vi sono riportati anche quelli che precedono
immediatamente l'ingresso della musica: les astres et les dieux? / Mais
voici que Pan de sa flûte recommence à jouer. ["gli astri e gli dei? / Ma
ecco che Pan ricomincia a suonare il suo flauto"].
[10] "Un lamento era esattamente ciò che il compositore doveva esprimere
[…]; aveva una frase di lungo respiro, impiega l’ottava grave, non indulge
in esplosioni capricciose, confina se stesso nella più severa e sobria
espressione di grande sofferenza mentale" [FLEURY 1922, 390]
[11] "Mio caro Mourey, fino ad ora non ho ancora trovato ciò di cui c’è
bisogno… per il motivo che un flauto che canta all’orizzonte deve contenere
subito tutta la sua emozione! Voglio dire, che non c’è tempo di riprendere
più volte, e che: ogni artificio diventa grossolano, la linea del disegno
melodico non potrà contare su alcuna interruzione di colore, che possa
essere d’aiuto. Ditemi, ve ne prego, molto esattamente, i versi dopo i quali
la musica interviene? Dopo numerosi tentativi credo che sia necessario
limitarsi al solo flauto di Pan, senza altro accompagnamento. E’ più
difficile, ma più (logico -cancellato nell’autografo) nella natura.
Affettuosamente, Claude Debussy." Lettera di Debussy a Gabriel Mourey del 17
novembre 1913. L’originale autografo è conservato in Frederick R. Koch
Collection, Beinecke Rare Books and Manuscript Library, Yale University. Un
fac-simile è pubblicato in DEBUSSY 1992.
[12] Per quanto riguarda la cadenza delle bb. 6-8, Whitman nota come la
durata delle note sia importante per stabilire la natura statica del
materiale di Y, e non vada pertanto in alcun modo accelerata, come spesso si
sente fare.
[13] "Un suono sorprendentemente nuovo" [BARON 1982, 124]
[14] Tenney sviluppa un’analisi di Syrinx dal punto di vista della
percezione temporale gestaltica attraverso un sistema computazionale messo a
punto da Polansky. [1980]
[15] Legenda:

[16] Mahlert segmenta Syrinx in cinque sezioni:
I sezione bb. 1-2
II sezione bb. 3-8
III sezione bb. 9-15
IV sezione bb. 16-25
V sezione bb. 26-35
[17] Questo tipo di analisi si ispira a quella di Nicolas Ruwet [1983] che
sovrappone linee melodiche simili per individuarne delle derivazioni. È da
rimarcare come nel grafico di Mahlert, differentemente da Ruwet che
considera le derivazioni cronologicamente nello sviluppo di un brano, le
trasformazioni non siano consecutive, essendo inserite prescindendo dalla
loro successione temporale. A conferma di ciò è interessante notare come
Mahlert ritenga di dimostrare che poiché l’ultima frase si riunisce
all’inizio e alla metà di Syrinx, viene trasformato l’andamento temporale e
il pezzo viene percepito quasi in uno stato di sospensione temporale.
[18] Arabeschi simili si trovano molto spesso all’inizio di altre
composizioni di Debussy; anche il filosofo Jankelevitch ne parla,
considerandoli un fenomeno di "geotropismo". A proposito dell’uso
dell’arabesco in Syrinx egli afferma: Dans Syrinx, pour flûte seule, la
cantilène ravisseuse plane, tournoie, enroule ses fantasques triolets, puis
fond en piqué du haut des airs comme pour capturer une proie. / [“In Syrinx
per flauto solo, la rapace cantilena plana, volteggia, si avviticchia in
fantasiose terzine e poi, dall’alto dell’aria, si getta in picchiata come
per catturare una preda”]. [JANKELEVITCH 1949, 91] L’andamento vagante e
oscillante della melodia a guisa di arabesco è stato rilevato anche da Marco
de Natale, che a proposito della melodia di Syrinx parla di movimento
franante, sfarfalleggiante, ai limiti dell’improvvisazione [De Natale 1996,
34 e 37]. Sul tema della fluidità dell'arabesco in Debussy si veda anche
Spampinato [2000, 33-55].
[19] Tale definizione, usata a proposito di Syrinx, è di Austin [1966, 9].
[20] “Un ulteriore parametro, che noi chiamiamo timbro”. [TENNEY- POLANSKY
1980, 219].
[21] De Natale pone il problema e lancia un interrogativo, suggerendo
l’utilità di un’analisi dell’esecuzione, ma non fornisce risposte; del resto
il volume in cui si occupa di Syrinx è un testo didattico, e il problema
dell’agogica viene posto in un questionario destinato agli studenti.
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