|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| A | a- a’-a’-a’ | armonizzato con 1 |
| A’ | a’-a’-a’-a’ | armonizzato con 2 |
| B | b- b’-a-a’ | armonizzato con 2 |
| B’ | b- b’-b’’-b’’’ | armonizzato con 2 |
| A’’ | a’’-a’’-a’’-a’’ | armonizzato con 2 |
| A’’ | a’’-a’’-a’’-a’’ | armonizzato con 2 |
In definitiva ai primi quattro accordi corrispondenti al primo modulo succede un secondo nucleo composto da sostituzioni accordali del primo, mentre la frase melodica viene ripetuta e quindi armonizzata secondo entrambe le modalità proposte; nel momento in cui la melodia viene modificata è riproposto il secondo modulo armonico. Questo procedimento può considerarsi una sorta di gioco di combinazione di elementi armonico-melodici che offrirà ampie possibilità di sfruttamento a tutte le successive interpretazioni di questo pezzo. L'analisi paradigmatica della trascrizione della versione originale del brano [Jobim 1972], rivela come l’intera canzone sia quindi originata dalla combinazione di due moduli armonici diversi (uno derivato dall'altro) e due sezioni melodiche diverse (A e B) opportunamente reiterate e variate, secondo una idea compositiva sperimentata nelle prime 8 battute e semplicemente applicata nel corso dell'intero pezzo: in altre parole, se frammenti melodici sostanzialmente uguali possono essere armonizzati con successioni armoniche diverse, allora successioni armoniche uguali potranno essere utilizzate per frammenti melodici diversi.
Figura 3.

Le parentesi quadre in alto riguardano la distinzione tra
parte A e B dei moduli melodici di quattro battute già
mostrata in fig. 1b, mentre le parentesi quadre orizzontali
sotto il rigo evidenziano i moduli armonici, si tratta del
modulo Madre (armonizzazione 1) e derivato (armonizzazione
2) descritti in
fig. 2. Nella Fig. 3 Le parentesi quadre in alto
riguardano la distinzione tra parte A e B dei moduli
melodici di quattro battute già mostrata in fig. 1b, mentre
le parentesi quadre orizzontali sotto il rigo evidenziano i
moduli armonici, il modulo Madre (armonizzazione 1) e il suo
derivato (armonizzazione 2). Il modello analitico di Ruwet,
basato sulla collocazione in verticale di segmenti melodici
uguali o simili col proposito di evidenziare le ripetizioni
melodiche, è adattato alle specifiche esigenze del presente
lavoro. L'analisi paradigmatica parte dall'assunto che fra
tutti i parametri che potrebbero influire sulla
segmentazione, altezza e durata sono i più rilevanti.
Tuttavia, nel nostro caso il parametro di riferimento
risulta essere piuttosto l'armonia, che seziona l'intero
brano in segmenti di quattro battute.
L'allineamento
episodico di brevi segmenti melodici dissimili (ad esempio
la prima battuta del modulo A e la prima battuta di A’)
deriva pertanto dall'esigenza di conservare la lunghezza
delle quattro battute del segmento armonico come base per
l'osservazione dei principi di somiglianza melodica.
L’analisi non prevede un'applicazione letterale del metodo
paradigmatico ma ne mantiene lo spirito, al fine rilevare la
misura in cui moduli melodici uguali o simili possano essere
armonizzati con moduli accordali potenzialmente
sostituibili. Come si può osservare il modulo derivato
(armonizzazione 2) trova applicazione sia nella parte A che
nella parte B, mentre il modulo madre (armonizzazione 1) si
limita ad armonizzare la parte melodica A. Risulta dunque
ancora evidente che si tratta di una canzone basata su due
moduli melodici e su un solo modulo armonico variato. La
versione di Aguas de Março del 1972, di Elis Regina
con arrangiamento di Camargo Mariano [Carvalho Costa 1972] e
quella del 1973 di Jobim con arrangiamento di Ogerman [Jobim
1973], hanno un’importanza determinante nell'evoluzione
successiva della canzone. E’ possibile mostrare come gli
apporti di questi due nuovi arrangiamenti confluiscano nella
versione del ‘74 (Elis Regina e Jobim con arrangiamento di
Camargo Mariano e Jobim) [Carvalho Costa-Jobim 1974]; si
tratta di apporti armonici, precisamente di due nuove
armonizzazioni di quattro battute che vengono proposte come
potenziali alternative al modulo madre (armonizzazione 1) e
derivato (armonizzazione 2) della versione originale.
Figura 4a.
La nuova armonizzazione (3) basata sul medesimo principio
di sostituzione di alcuni suoni visto nella versione
originale. Le note nere rappresentano suoni che non
compaiono nel modulo madre, le frecce sotto i pentagrammi
indicano le rispettive sostituzioni degli accordi del modulo
madre. La fig.4a mostra come la nuova armonizzazione (3) sia
derivata dall'armonizzazione 1 (modulo madre) secondo
precisi criteri. La 1a batt. dell'armonizzazione
3 deriva dalla 1a batt. del modulo madre per
sostituzione di accordo e aggiunta di 9 e 11#
[10].
La 2a batt. dell'armonizzazione 3
deriva dalla 2a batt. del modulo madre per cambio
di una nota (Fa# con Fa) e aggiunta della 9. In questo modo,
sostituendo sia la prima che la seconda battuta,
l'armonizzazione 3 presenta, rispetto al modulo madre, una
diversa successione cromatica (IIb-I), in altri termini nega
la dominante (DO) per proporre la tonica (FA). La 3a
batt. dell'armonizzazione 3 deriva dalla 3a batt.
del modulo madre secondo lo stesso procedimento che avevamo
descritto in precedenza; infatti l'accordo del modulo madre
puo essere considerato il secondo rivolto di un accordo
semidiminuito con fondamentale Re che viene sostituito con
un accordo di nona di dominante che si trova una terza
maggiore sotto. Infine la 4a batt.
dell'armonizzazione 3 deriva dalla 4a batt. del
modulo madre per semplificazione dell'accordo:
l'eliminazione della 9 maggiore e l'uso della posizione
fondamentale non modifica comunque la funzione di tonica.
[11]]
Fig.4b: Nuova armonizzazione
(4).
Viene collocato al basso un pedale di tonica (do), che è
l'unica nota in comune tra i quattro accordi del modulo
madre mentre la successione cromatica discendente presente
al basso viene spostata nelle voci superiori. La figura 4b
mostra i criteri di derivazione dell'armonizzazione 4
dall'armonizzazione 1 (modulo madre). Il basso cromatico
utilizzato nel modulo madre potrebbe essere alla base della
nuova armonizzazione: infatti gli ultimi tre accordi
dell'armonizzazione 4 hanno le fondamentali a distanza di
semitono discendente e per completare la successione
cromatica nella voce superiore il Mi della prima battuta
viene sostituito da un Mib.
Parallelamente, per dare al
frammento una sua connotazione armonica più stabile, viene
collocato al basso un pedale di tonica (Do), che è l'unica
nota in comune tra i quattro accordi del modulo madre. Di
conseguenza la parentela tra le due armonizzazioni non
deriva in questo caso da un'analogia funzionale tra i
singoli accordi componenti i moduli come osservato
precedentemente, ma dal fatto che in ogni battuta del modulo
armonico 4 compaiono ben tre suoni del modulo madre.[12]
È interessante notare come questa armonizzazione è collocata
nella parte finale del pezzo quasi a rappresentarne
l'imminente conclusione. Nella versione del ‘74 [Carvalho
Costa-Jobim 1974] sono state utilizzate tutte le quattro
possibili armonizzazioni dei due moduli melodici. I moduli
melodici e le nuove armonizzazioni sono combinati tra loro
in un gioco che l'analisi paradigmatica mette chiaramente in
evidenza (Fig. 5).[13]]
Fig 5. Analisi Paradigmatica
della versione contenuta in Elis & Tom [Carvalho Costa-Jobim
1974].

Fig 5. Pagina 2.
I quadri riassuntivi che seguono consentono una comparazione complessiva dei due arrangiamenti appena descritti unitamente ad una ultima versione di Rosa Passos[14] registrata nel 2001 e presentata prima nel mercato internazionale nel disco Me and My Heart [Passos 2001] e successivamente in Brasile con Eu e Meu Coração.
Figura 6a. Quadri riassuntivi
versione originale [Jobim 1972].
Figura 6b. Quadri riassuntivo
versione del 74 [Carvalho Costa -Jobim 1974].
Figura 6c. Quadro riassuntivo
versione Rosa Passos [Rosa Passos 2001].
Nelle figure 6a, 6b e 6c le sigle alfabetiche
corrispondono ai segmenti melodici mentre le cifre indicano
i moduli armonici (i numeri 1, 2, 3 e 4 corrispondono ai
moduli armonici sopra indicati come modulo madre,
armonizzazione 2, armonizzazione 3 e armonizzazione 4). I
riquadri colorati corrispondono alle combinazioni
armonico-melodiche sfruttate (cliccare per ascoltare) mentre
quelli bianchi indicano combinazioni tra i due parametri
rimaste inesplorate.. Nelle figure 6a e 6b vengono
presentati due quadri, un primo che rende conto nel
dettaglio di tutte le variazioni melodiche e un secondo più
sintetico in ordine alle medesime variazioni, in cui
compaiono le sole divisioni fra i moduli A e B. Esso indica
le combinazioni effettivamente realizzate: nel caso della
fig.6a l'armonizzazione 1 viene usata solo per il frammento
A, mentre l'armonizazione 2 si trova sia in A che in B.
Mentre la versione originale [fig. 6a, Jobim 1972] presenta
un gioco combinatorio limitato e un numero esiguo di
elementi armonici, l’interpretazione del ’74 [fig. 6b,
Carvalho Costa-Jobim 1974] aggiunge nuove armonizzazioni e
mantiene sostanzialmente l’assetto melodico della canzone,
sfruttando in modo più esteso l'idea di combinare gli
elementi melodici e armonici a disposizione. Le uniche
possibilità lasciate inesplorate sono le combinazioni B1, B3
(quadro sintetico). La recente interpretazione di Rosa
Passos [fig. 6c, Passos 2001] mostra come sia possibile
interagire con le precedenti versioni del brano,
mantenendone contemporaneamente i tratti distintivi[15]:
scegliendo di utilizzare le sole armonizzazioni 1 e 3,
l'arrangiatore le combina con i moduli melodici A, e B
sfruttandone ogni possibilità, e nel contempo esplora
soluzioni lasciate inutilizzate dalle versioni precedenti
come B1 e B3.[16]
Sfruttare la “complessità potenziale” presente nel sistema
mostrato significa combinare le diverse armonizzazioni con i
moduli melodici in maniera tale da arricchire la relativa
semplicità del discorso melodico attraverso una struttura
armonica di più complessa concezione, ma sempre in stretta
correlazione con la versione originale del brano. In
quest'ottica, Aguas de março si presta
particolarmente a nuove interpretazioni, le quali nella loro
eterogeneità mostrano una forte continuità con le idee
compositive che ne hanno favorito la creazione.
4. Analisi con il MGSM
Prima di iniziare l'analisi con il MGSM, verranno
introdotti alcuni aspetti del metodo di Cifariello Ciardi e
indicato il modo d’impiego. Lo strumento analitico che ci
accingiamo a descrivere considera la percezione dell'oggetto
sonoro “melodia” a prescindere dal linguaggio compositivo
adoperato svincolandolo di conseguenza dall'eventuale ambito
armonico. In altre parole viene ipotizzata l'audizione da
parte dell'ascoltatore della sola melodia sprovvista di
ulteriori elementi. Se da un lato tale definizione potrebbe
rappresentare un limite ai fini del presente lavoro, in
quanto la melodia viene considerata un accadimento sonoro
privo di contesto, d'altro lato non impedisce tuttavia al
modello di rilevare certe peculiarità del materiale melodico
attraverso la simulazione dei percorsi per mezzo dei quali
un evento sonoro viene colto dal nostro sistema percettivo.
Il modello ipotizza che la strategia dell’ascoltatore
risulti influenzata dalla rilevazione di mutamenti e
regolarità su una o più dimensioni dell'evento sonoro
melodico.
I concetti di mutamento e regolarità sono
associati a quelli omologhi di discontinuità e continuità:
esse agiscono come forze indipendenti che contribuiscono
nella loro interazione, all'organizzazione del flusso
sonoro. La rilevazione di discontinuità può dipendere, ad
esempio, da una rapida variazione di altezza o
dall'inversione del profilo melodico, mentre una continuità
può essere rilevata dall’assenza di variazioni o dalla
presenza di variazioni esigue dal punto di vista percettivo.
Inoltre la rilevazione di continuità può sorgere anche da
una regolarità nelle variazioni percepite (continuità nella
discontinuità). Il modello si propone di individuare un
insieme finito di segmentazioni a partire da discontinuità
rilevate su tre parametri: la durata, l'altezza e il profilo
melodico. Un ulteriore fattore considerato dal modello è la
pulsazione metrica. Il metro viene considerato come una
dimensione non autonoma dell’evento sonoro, in quanto la sua
percezione deriva dall'individuazione di una periodicità
nelle variazioni percepite su altre dimensioni
dell’accadimento acustico.
La pulsazione metrica viene
quindi definita come continuità causata dal ritorno
periodico delle discontinuità rilevate su altezza durata e
profilo melodico. Per stabilire un metro occorre ricordare
che una continuità derivante da una pulsazione costante può
essere causata da discontinuità a intervalli di tempo
regolari, mentre la mutabilità della pulsazione dipende
dalla rilevazione di discontinuità non regolarmente
distribuite. A ciascuna discontinuità viene assegnato un
grado di rilevanza forte o debole, indicato rispettivamente
con i simboli x e o sotto il pentagramma, mentre le
continuità derivanti dalla pulsazione vengono indicate con
una x sopra il rigo. La Tavola n. 2 illustra i criteri
secondo cui, per ciascuna dimensione considerata è possibile
rilevare su un determinato suono una discontinuità o una
continuità e il relativo grado di intensità.
| Dati due suoni separati da un intervallo melodico (per una velocità d’articolazione maggiore di 100 millisecondi) | |||
| intervallo rilevato | unisono, 2m, 2M | 3m,3M | >3M |
| tipo di discontinuità | non rilevante | debole sul secondo suono | forte sul secondo suono |
Durata
| Dati due suoni (per una velocità di articolazione tra 120 e 1800 millisecondi) | |||
| differenza di durata rilevata | la differenza fra le durate è uguale o inferiore a 1/8 del suono più breve | il secondo suono è più breve del primo | il secondo suono è più lungo del primo |
| tipo di discontinuità | non rilevante | debole sul secondo suono | forte sul secondo suono |
| Dati tre suoni (s1, s2, s3) | |||||
| rilevazione del profilo | assenza di direzionalità (unisoni successivi) | s3 conferma il profilo affermato da s1 e s2 | s3 inverte il profilo affermato da s1 e s2 ed è stata rilevata una discontinuità di altezza tra s1 e s2. | s3, ripetendo l'altezza di s2, interrompe la direzionalità definita da s1 e s2 | S3 definisce una nuova direzione melodica dopo un'assenza di direzione |
| tipo di discontinuità | non rilevante | non rilevante | debole sul secondo suono (s2) | forte sul secondo suono (s2) | forte sul terzo suono (s3) |
| Dato un suono (dopo un minimo di due suoni marcati da una discontinuità) | ||
| rilevazione | in assenza di discontinuità | con discontinuità rilevate se il suono è il primo di un gruppo binario/ternario |
| tipo di discontinuità | non rilevante | forte sul suono |
Il modello procede individuando tutti i possibili
segmenti delimitati da una o più discontinuità/continuità,
ma con dei limiti di durata. I segmenti da considerare
percettivamente significativi risultano essere quelli
distribuiti su un arco temporale compreso tra 250 ms e 15
secondi, all'interno di questo decorso si stabilisce di
individuare due livelli di diversa durata: il “primo
livello”, collocabile su uno arco temporale compreso tra 250
millisecondi e 4-5 secondi, e il “secondo livello”, di
durata assoluta tra 4 e 15 secondi. Il MGSM prevede dei
criteri di organizzazione temporale dei segmenti in quanto
ipotizza che l'ascoltatore tende a collocare segmenti di
durata simile su un medesimo livello. Nella Figura n. 7 è
riportata la segmentazione di Aguas de Março. Per
stabilire le continuità della pulsazione è stato individuato
un primo mutamento percettivamente significativo sul secondo
suono di batt.2. Il ritorno periodico di tale insieme di
discontinuità in tutte le battute fino alla batt.9
stabilisce un "raggruppamento metrico" che viene
contraddetto solo alla fine di batt. 9 dalla rilevazione di
discontinuità non in linea con le precedenti: la non
coincidenza tra la pulsazione fin qui rilevata e le nuove
discontinuità fa emergere l'esigenza di una nuova ipotesi di
pulsazione.
Nella realtà dell’ascolto di una canzone il
metro che scaturisce dalla melodia è da considerarsi un
sistema ritmico virtuale in quanto la presenza della sezione
ritmica e il ritmo prodotto dall'avvicendamento degli
accordi ne occultano la percezione. La sezione ritmica viene
disposta da uno strumento basso (contrabbasso o basso
elettrico) batteria e chitarra: mentre la chitarra esegue
una formula ritmica tipica del genere bossa nova,
basso e batteria articolano una serie di pulsazioni e un
metro che orientano l’ascolto;. Il metro che viene ricavato
dal tessuto melodico può pertanto emergere solo nel caso in
cui l'arrangiamento e l’interpretazione ne permettano
l'esplicitazione. Ai fini della segmentazione, il modello
individua inizialmente tutti i segmenti non ulteriormente
divisibili (composti da un minimo di due suoni) in cui sia
il suono finale che quello iniziale siano marcati da una o
più discontinuità/continuità. Attraverso tale procedura
spesso si ottengono dei segmenti molto brevi che definiscono
il cosiddetto “livello provvisorio”[17].
Tale livello, a causa della brevità dei segmenti che
produce, non risulta essere percettivamente significativo ma
è funzionale alla definizione dei due livelli principali: il
“primo livello”, composto di massimo tre segmenti del
livello provvisorio, e il “secondo livello”, che si compone
di due o tre segmenti di “primo livello”.. Le segmentazioni
sono indicate sotto il pentagramma con gruppi di parentesi
quadre orizzontali sovrapposte; ogni ipotesi di
segmentazione comprende un sistema di due graffe orizzontali
che rappresentano il primo e il secondo livello. [Cifariello
Ciardi 2003].
Figura 7. Segmentazione di
Aguas de Março secondo il MGSM.

A causa della rilevazione di discontinuità/continuità non
coincidenti sono state individuate a volte due ipotesi di
segmentazione, mentre in altri casi compare una sola ipotesi
di segmentazione da considerare la più probabile dal punto
di vista percettivo. E’ ipotizzabile che la casistica appena
descritta possa evidenziare un aspetto anche percepibile
all'ascolto, ovvero una certa ambiguità dal punto di vista
dell'articolazione fraseologica nelle fasi con due ipotesi
di segmentazione e una maggior chiarezza d’articolazione
nelle fasi con una solo ipotesi di segmentazione. Una
considerazione che discende dall'analisi fin qui condotta
riguarda pertanto il passaggio da una fase di ambiguità
fraseologica verso una fase di maggior chiarezza della
segmentazione.
La fig. 8 permette di rilevare come più
discontinuità non coincidenti possano far emergere diverse
ipotesi di segmentazione (si vedano le prime tre battute),
mentre se le discontinuità e le continuità tendono a marcare
gli stessi suoni la segmentazione ne risulta univoca (quarta
battuta). Ad una prima fase che potrebbe essere recepita
dall'ascoltatore come un ripetersi costante ma formalmente
incerto di una cellula melodica di tre suoni, segue un
episodio percettivamente più chiaro nella sua articolazione
fraseologica.
Figura 8.

Discontinuità/continuità non coincidenti possono far emergere più ipotesi di segmentazione mentre se le discontinuità e le continuità tendono a marcare gli stessi suoni la segmentazione ne risulta univoca. Le parentesi tratteggiate indicano la presenza di un’ulteriore livello di segmentazione denominato livello provvisorio, esso è funzionale alla definizione del primo livello qui mostrato.
Il punto di incontro tra il metodo di analisi proposto e le versioni della canzone concretamente realizzate consiste nell’ipotesi secondo cui l'arrangiamento offre la possibilità di amplificare, attraverso scelte timbriche ed esecutive, discontinuità e continuità percepite dall'ascoltatore; in alcuni casi sarà possibile verificare come la segmentazione proposta dal modello coincida con quella proposta dagli arrangiamenti in altri come alcune potenzialità implicite del materiale melodico vengano esplicitate dalle versioni prese in esame.
5. Potenzialità del materiale e arrangiamento
Nelle interpretazioni prese in considerazione sfruttare
le potenzialità insite nel materiale melodico del pezzo ha
significato anche sottolineare le zone di trasformazione
fraseologica; in altre parole marcare il passaggio verso la
fase di maggior chiarezza della segmentazione come pure far
emergere le qualità specifiche che caratterizzano le varie
fasi attraverso l’arrangiamento e i dettagli dell'esecuzione
strumentale e vocale. Non si tratta qui di formulare giudizi
sulla qualità delle versioni prese in esame, ma unicamente
di sottolineare come arrangiatori e interpreti abbiano
l'opportunità di accrescere un’informazione già presente nel
materiale melodico del brano e rilevata dall'analisi con il
MGSM. Nella fig. 9 è riportato un passaggio molto
interessante che corrisponde all'ultimo segmento melodico
inserito nella prima delle due A conclusive.
Le
discontinuità forti rilevate sul piano delle altezze e del
profilo melodico possono far assumere alla melodia la forma
di una polifonia; la distanza intervallare e la continua
inversione del profilo melodico rendono plausibile una nuova
ipotesi di segmentazione. Gli ultimi due pentagrammi in
basso mostrano il modulo armonico, in nero le note che
emergono dal tessuto melodico. La sostituzione del Do
(ultima croma della prima battuta) con un Sib (realizzata da
Jobim e Elis Regina nella versione del ’74 [Carvalho
Costa-Jobim 1974]) è coerente con il modulo armonico di
riferimento.
Figura 9.

Le discontinuità forti rilevate sul piano delle altezze e
del profilo melodico possono far assumere alla melodia la
forma di una polifonia; la distanza intervallare e la
continua inversione del profilo melodico rendono plausibile
una nuova ipotesi di segmentazione. Gli ultimi due
pentagrammi in basso mostrano il modulo armonico, in nero le
note che emergono dal tessuto melodico. La sostituzione del
do (ultima croma della prima battuta) con un sib è coerente
con il modulo armonico di riferimento. Tre casi sembrano
essere esemplificativi, rispettivamente legati ad una
trasformazione vocale-strumentale, all'esplicitazione della
pulsazione metrica scaturente dal materiale e ad una
scissione della linea melodica in due voci perfettamente
distinte.
Nel primo caso una trasformazione
vocale-strumentale può marcare il passaggio da una fase di
ambiguità fraseologica verso una fase di maggior chiarezza
della segmentazione (vedi fig.9). Negli esempi audio 3, 4, 5
e 6 è possibile verificare attraverso l'ascolto se e in
quale maniera le varie versioni del brano amplificano la
qualità osservata nel materiale melodico. La versione
contenuta in Elis & Tom [Carvalho Costa-Jobim 1974]
sottolinea il momento del mutamento di batt. 9 attraverso la
strumentazione e la ripartizione melodica tra le due voci:
l'entrata del pianoforte e il cambiamento timbrico-vocale
dato dall'ingresso della voce maschile segnano il passaggio
alla nuova fase.
In un passo successivo lo stesso arrangiamento palesa tale mutamento con ancora maggior enfasi: la doppia sospensione successiva all'intermezzo strumentale mette l'accento sulla differenza tra la prima fase, molto omogenea e niente affatto differenziata dal punto di vista timbrico e la seconda, più ricca e diversificata timbricamente.
In Me and My Heart [Passos 2001], la fase dell'ambiguità fraseologica (dove si assiste ad una quasi-totale perdita di identità del modulo melodico melodico iniziale) è caratterizzata una grande libertà melodico-ritmica dell'interprete, mentre nella fase successivo la melodia è riprodotta fedelmente.
La versione originale, al contrario delle versioni appena osservate, non marca in alcun modo il passaggio da una fase all'altra. In altre parole contiene una potenzialità del materiale melodico inespressa.
Il secondo caso considerato consiste nella esplicitazione, attraverso la libertà interpretativa, della pulsazione metrica che scaturisce dal materiale melodico di base. Nella versione di João Gilberto [Prado De Oliveira 1973] l'interprete produce uno slittamento temporale dei moduli melodici che finisce per far coincidere il metro suggerito dall'analisi melodica con quello armonico e con la pulsazione della sezione ritmica. Questo rende evidente l'ambiguità metrica contenuta nel segmento melodico.
Un terzo caso osservabile è la fissione di una linea melodica in due flussi distinti. Le discontinuità forti rilevate sul piano delle altezze e del profilo melodico possono far assumere alla melodia la forma di una polifonia “virtuale”. Nella versione contenuta in Elis & Tom [Carvalho Costa-Jobim 1974] l'interpretazione dei due cantanti realizza la scissione della melodia in due linee melodiche distinte, suggerite dal relativo modulo armonico e basate sulle discontinuità legate alla distanza intervallare e alla continua inversione del profilo melodico (si veda anche la Fig. 9).
6. Conclusioni
Aguas de Março è un esempio di come sia possibile
accrescere la complessità di un brano non attraverso la
giustapposizione di nuovi elementi, ma unicamente sfruttando
possibilità già insite nella versione originale e da questa
non completamente espresse. Proprio lo sviluppo progressivo
di elementi potenziali osservato nelle interpretazioni qui
considerate, potrebbe aver contribuito a rendere il brano in
questione esteticamente tanto persuasivo da determinarne un
consenso che si spinge ben oltre gli anni della sua genesi.
Da un punto di vista metodologico va notato che la
molteplicità delle soluzioni interpretative delle diverse
versioni impone come testo di riferimento per l'analisi di
una canzone non solo la testimonianza scritta dell'opera ma
soprattutto le registrazioni sonore del brano stesso. In
questa’ottica le osservazioni proposte in questo lavoro
andrebbero completate con un’analisi attenta degli aspetti
timbrici del suono, volto alla determinazione di ulteriori
microvariazioni in punti della forma. Anche a partire da
queste considerazioni, lindagine su questi repertori dovrà
essere condotta necessariamente secondo un approccio
multidisciplinare nel quale agli strumenti analitici
tradizionali occorrerà aggiungerne degli altri nati, ad
esempio, dall'incontro fra l’analisi, l’indagine
elettroacustica e la psicologia della percezione.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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CARVALHO COSTA E. R. - JOBIM A. C. (1974),
Elis & Tom, philips, lp.
JOBIM A. C. (1972), Disco de
bolso, Zen Produtora Cinematografica e Editora, lp.
JOBIM A. C. (1973), Matita perê, philips, lp
PASSOS
R. (2001), Me and My Heart, Velas, lp.
PRADO DE
OLIVEIRA J.G. (1973), João Gilberto, Polydor Brasil,
lp.
NOTE AL TESTO
[1] Elis Regina Carvalho Costa (1945-1982) è stata
un’interprete cardine della musica brasiliana, attiva tra
gli anni Sessanta e Settanta.
[2] César Camargo Mariano (1943-viv.) è un pianista e
arrangiatore che collabora con molti interpreti di musica
brasiliana; all’epoca del disco Elis e Tom era il
compagno di Elis Regina.
[3] Claus Ogerman (1930-viv.) è un compositore
arrangiatore e direttore di orchestra tedesco, stimato
soprattutto per aver scritto memorabili arrangiamenti di
brani jazz per grande orchestra.
[4] João Gilberto Prado Pereira de Oliveira è un
chitarrista e cantante considerato insieme a Jobim
l'ideatore del genere della bossa nova.
[5] Si veda il “tableaux des commutations possibles” [Arom
1985, 725-726].
[6]
http://jobim.com.br/partituras/aguas_de_marco/aguasmarco_part.html
[7] Per opportunità di confronto anche tutte le altre
trascrizioni successive vengono presentate in Do maggiore.
[8] Le sigle accordali si riferiscono alla tradizionale
prassi jazzistica per la quale il contenuto di un accordo
viene rappresentato con una lettera – la fondamentale
dell'accordo, scritta secondo la notazione alfabetica
anglosassone (A= La, B= Si ecc…) – e da alcuni numeri che
segnalano gli intervalli sovrapposti alla triade di base.
Quindi gli accordi di tre suoni vengono rappresentati col
nome della fondamentale privo di altri segni se la triade è
maggiore (C), seguito da “m” se la triade è minore (Cm). I
simboli “6” e “6 9” indicano che alla triade vanno aggiunte
rispettivamente una sesta maggiore oppure una sesta maggiore
e una nona maggiore (Fm6) (C 6 9). Il “7” indica l'aggiunta
di una settima minore alla triade mentre “maj7” aggiunge una
settima maggiore (D7) (Cmaj7). Spesso quando all'accordo
viene aggiunta l'indicazione della nona (maggiore o minore)
si sottintende la presenza della settima minore.
Diversamente se si vuole indicare un accordo di nona con un
suono diverso dalla 7ma minore occorre specificarlo: ad
esempio B maj7 9. Il simbolo“#” dopo un numero indica che
l'intervallo a cui il numero si riferisce va aumentato di un
semitono; ad esempio B 9 11# significa che alla triade di Si
maggiore si deve aggiungere una 7ma minore, una nona
maggiore e l’undicesima, ovvero la quarta, aumentata. Il
segno “/” posto dopo la sigla e seguito da una nota, indica
che quella nota deve essere posta al basso ( in C7/Bb
la settima minore, il Si bemolle, è al basso).
[9] De Rose 2002.
[10] Tale sostituzione d'accordo si basa
sull'equivalenza di un accordo di dominante con 5ta
diminuita con un accordo simile la cui fondamentale è posta
alla distanza di 5ta diminuita. Tale regola viene estesa
agli accordi di settima di dominante senza diminuzione della
quinta in virtù della immutata funzione armonica [De Rose
2002]. In un passaggio dominante-tonica, uno degli effetti
di tale sostituzione è la trasformazione del basso da
successione per salto (V-I) a successione cromatica (IIb-I).
[11] De Rose 2002.
[12] De Rose 2002.
[13] In questa versione compare una sola volta un nuovo
modulo melodico che trae la propria origine da B ma se ne
differenzia nettamente. Esso prende il posto di B” della
versione originale ed è stato qui denominato B’” anche se
potrebbe essere indicato come A o addirittura come C,
proprio perché viene in sostituzione di un modulo B della
versione originale. Inoltre è necessario ricondurre ad una
comune norma alcune variazioni da attribuire alla libertà
esecutiva degli interpreti al fine di rendere confrontabili
le diverse versioni del pezzo. È interessante notare come la
variazione melodica appena descritta è divenuta storicamente
una consuetudine mai più messa in discussione
successivamente, a conferma del grande seguito
dell'interpretazione del ’74 [Carvalho Costa-Jobim 1974].
[14] Rosa Passos è una compositrice e cantante
brasiliana che, pur mantenendosi nel solco della tradizione,
propone delle interessanti evoluzioni stilistiche del
genere della bossa nova.
[15] Questa versione, data la grande libertà melodica
dell'interprete, può essere confrontata con le altre
soltanto facendo riferimento alle divisioni melodiche A e B;
viene pertanto omesso il quadro riassuntivo con le
variazioni melodiche più minute.
[16] L’ultimo accordo dell'armonizzazione 3 (C maj7)
viene ulteriormente sostituito con Am 11 (triade di
la minore con l’aggiunta di settima, nona e undicesima),
probabilmente per evitare la conclusione del modulo
sull'accordo di tonica.
[17] Il livello provvisorio non è esplicitato in figura
7, nell'esempio successivo verrà rappresentato attraverso
delle parentesi quadre orizzontali tratteggiate.
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