AMBIGUITA' METRICO-RITMICA NEI BALLI DELLA SARDEGNA CENTRO-SETTENTRIONALE
di Marco Lutzu
Nella Sardegna centro-settentrionale il ballo veniva, e viene tuttora,
accompagnato dal canto a tenore, una forma di polifonia di tradizione
orale a quattro parti e quattro voci maschili. Tra le principali
caratteristiche di questa pratica musicale troviamo: il testo espresso
dalla sola voce solista (
sa boghe) accompagnato dalle sillabe non-sense
delle altre tre voci (
su tenore), il timbro gutturale emesso dalle due
voci più gravi (
su bassu e
sa contra) e il fatto che ogni paese
conservi una propria tradizione che si distingue in base alla
costituzione
del repertorio, ai timbri, all’organizzazione macrostrutturale,
ai movimenti delle parti e all’impiego di determinate sillabe
non-sense [Lutzu 2003]. A fronte di queste specificità locali
sono presenti, in numerosi paesi, alcuni canti a ballo che colpiscono
per la particolare relazione metrico-ritmica tra il solista (
sa boghe)
e il resto del coro (
su tenore). Scopo di questo lavoro è quello
di proporre un’analisi di tale relazione.
L’oggetto e il metodo
A parte rare eccezioni, i balli vengono cantati con testi in metro endecasillabo o ottonario. L’analisi che ci si
accinge a presentare prende in considerazione esclusivamente questi
ultimi
[nota1]. Nell’approcciarsi a questo genere è necessario
tenere in considerazione il fatto che, come ricorda Giannattasio,
«qualsiasi evento musicale implica […], in ambiti di
tradizione orale, un certo tasso di “varianza”, cioè
di possibile (anzi inevitabile) alterazione del repertorio che si
intende riprodurre» [Giannattasio 1998:168]. L’analisi non
si riferisce dunque ad un singolo brano, ma ha piuttosto lo scopo di
determinare il modello di cui la singola esecuzione non è altro
che una delle possibili attualizzazioni [Lortat-Jacob 1987 e 2005]. Si
tratta di individuare gli elementi su cui si fonda la grammatica
dell’agire musicale e dunque l’insieme di regole,
culturalmente connotate e non esplicitate dai cantori, che
contribuiscono a definire suoni, modi, ritmi, gesti tecnici ecc.
La natura dell’oggetto impone una metodologia di analisi che
integri differenti prospettive. Per questo studio ci si è basati
sull’ascolto di un corpus di registrazioni
[nota2]
e sulla sua analisi
attraverso alcuni semplici strumenti informatici; i dati ottenuti sono
successivamente stati messi a confronto con il punto di vista dei
cantori e dei ballerini. Utile è stato inoltre il confronto con
esecuzioni dello stesso ballo realizzate da alcuni strumenti musicali
anziché a tenore. Infine sono stati tenuti in considerazione
alcuni degli aspetti performativi extramusicali quali la danza e la
gestualità dei musicisti.
Sa boghe: il solista
Il verso ottonario viene messo in musica con un unico modello ritmico
che, a seconda del paese, del singolo cantore, del contesto o della
singola esecuzione, può presentarsi con leggere variazioni.

fig. 1
Dorgali. Ballu ‘e tres passos [ES. AUDIO 1]
Fonni. Ballu sàrtiu [ES. AUDIO 2]
Orgòsolo. Ballu tundu [ES. AUDIO 3]
All’ascolto risulta
evidente una struttura in sei pulsazioni con accento binario,
quest’ultimo confermato anche dagli accenti tonici del verso
ottonario che, come noto, ricadono di norma sulla 3ª e 7ª
sillaba.

fig. 2
Tale figura ritmica, sebbene
presenti delle analogie con la struttura accentuativa del ¾
della notazione scritta occidentale, si differenzia da essa per aspetto
fondamentale. Se il ¾ è caratterizzato dalla successione
degli accenti F d d, la figura ritmica de sa boghe è
caratterizzata da una struttura accentuativa in cui il terzo tempo
è particolarmente marcato. Oltre che all’ascolto,
ciò risulta in maniera evidente da un’analisi informatica.
Con il software Speech Analyzer V 2.73 [nota3] si può ricavare il
grafico della magnitude, che mostra l’intensità del segnale
sonoro nel tempo. Come mostrato in Fig. 3, è evidente come il
terzo tempo, coincidente con la settima sillaba del verso poetico, sia
particolarmente marcato se non addirittura l’accento più
forte.

fig. 3
[ES. AUDIO 4]
Il tentativo fatto in passato
[Montis 2000:84] di inscrivere forzatamente la figura ritmica de sa
boghe in una battuta di ¾, facendo in modo che la settima
sillaba coincidesse con il primo tempo della battuta, non pare una
soluzione accettabile in quanto non trova riscontro con il punto di
vista dei cantori. Essi esprimono chiaramente l’idea di una
ciclicità che va a coincidere con il verso poetico; di
conseguenza il modello ipotizzato da Montis non sarebbe coerente con il
loro modo di pensare il ritmo del ballo e le sue ricorrenze
cicliche.
Su tenore: il coro di accompagnamento
Dall’ascolto del corpus emerge che i tre componenti del coro:
bassu, contra e mesu boghe, propongono delle figure ritmiche differenti da paese a paese e da ballo a ballo, ma che possono essere
racchiuse in due grandi famiglie. Premesso che il temine corfos viene
utilizzato per indicare un intervento del coro, da un silenzio a quello
successivo, alla prima famiglia appartengono i balli in cui su tenore
propone esclusivamente corfos lunghi.
Orgòsolo. Ballu tundu. [ES. AUDIO 5]
Alla seconda famiglia appartengono invece i balli in cui si alternano corfos brevi a corfos lunghi [nota4].
Dorgali. Ballu ‘e tres passos [ES. AUDIO 6]
In entrambi i casi, isolando la
parte de su tenore da quella de sa boghe, emergono delle figure
ritmiche con organizzazione ternaria. Questa viene confermata anche
dagli strumenti informatici: nel ballu sàrtiu di Fonni (NU) il
grafico della magnitude mette in evidenza come la prima e la quarta
croma siano quelle con una maggiore intensità.

fig. 4
Fonni. Ballu sàrtiu, su tenore [ES. AUDIO 7]
Come ricorda Arom rimarcando la
complessità del concetto di accento, «affinché una
successione di suoni […] possa essere recepita come una forma
ritmica, bisogna necessariamente che almeno uno dei suoi costituenti
sia marcato da un tratto che si oppone agli altri» [Arom
2005:1094]. Nel caso del
ballu sàrtiu di Fonni
l’organizzazione ternaria è ribadita dai principali segni
capaci di rendere sensibile tale opposizione:
-
variazione della dinamica, evidente nel grafico della magnitude;
-
variazione del timbro, utilizzo della sillaba “BO” sulla prima e sulla quarta croma;
-
variazione delle altezze: sa mesu boghe si muove tra il quinto grado,
nelle prime tre crome, e il terzo grado maggiore, nell’ultima
croma [nota5].
Sa boghe e su tenore: l’ambiguità metrico-ritmica
Resta ora da capire quale sia il rapporto tra la figura ritmica de sa
boghe e quella de su tenore poiché dalla loro relazione si
genera l’ambiguità metrico-ritmica oggetto di questo
studio. È sufficiente un ascolto attento per rendersi conto che
entrambe le figure ritmiche soggiacciono alla stessa pulsazione. Ma
come si sincronizzano una sull’altra? Teoricamente sono possibili
tre diverse combinazioni a seconda che l’accento forte de su
tenore corrisponda al primo, al secondo o al terzo accento del
sa
boghe. Dall’analisi del corpus è possibile estrapolare una
regola generale, un elemento fondante la grammatica dei canti a ballo:
in tutti i balli con metro ottonario, a prescindere dal villaggio e dal
cantore, la soluzione scelta è sempre la stessa: gli accenti
forti de su tenore coincidono con la seconda e la quinta pulsazione de
sa boghe, in corrispondenza della seconda e della settima sillaba del
verso poetico.

fig. 5
Gran parte
dell’ambiguità ritmica deriva dunque da questa
combinazione di accenti: delle 6 pulsazioni alla base della figura
ritmica de sa boghe la prima, la terza e la quinta vengono accentate da
quest’ultima, mentre la seconda e nuovamente la quinta vengono
accentate da
su tenore.
La relazione tra le due figure ritmiche può essere efficacemente
mostrata con l’ausilio di un video. Sulla parte alta vengono
numerate le pulsazioni su cui si basa la figura ritmica de sa boghe e
in basso, quelle de su tenore
[nota6]. Il primo video mostra un frammento del
ballu lèstru eseguito a Bitti (NU); ballo in cui si alternano corfos
brevi e corfos lunghi.
Il secondo video mostra un frammento del ballu tundu di Orgòsolo
(NU); in questo caso su tenore esegue esclusivamente corfos lunghi.
Dal canto a tenore all’organetto
Questo particolare impianto metrico-ritmico oltrepassa i confini della singola
esecuzione a tenore e costituisce uno degli aspetti strutturali che
connota i balli della Sardegna centro settentrionale. A partire dagli ultimi decenni del XIX. A partire dai
primi decenni del XX secolo è stato introdotto in Sardegna
l’organetto diatonico, strumento che ha presto affiancato il
canto a tenore nell’accompagnamento al ballo. Ascoltando e
osservando un suonatore di organetto ci si rende conte che la mano
destra propone delle melodie organizzate sulla base delle 6 pulsazioni
con accento binario (come
per sa boghe), mentre la mano sinistra privilegiare
l’organizzazione con accento ternario (come per su tenore). Nel
video N°3 il suonatore Gianluca Boi di Siurgus Donigala (CA) esegue
un ballu cabillu
[nota7]. Sul lato sinistro possiamo notare la numerazione
delle pulsazioni simile a quella de sa boghe, riferimento per la
melodia eseguita con la mano destra; sul lato destro la numerazione
evidenzia la pulsazione ad organizzazione ternaria, simile a quella de
su tenore, che guida la mano sinistra sia nel gesto (cambio di
direzione del mantice in corrispondenza degli accenti forti) che nelle
scelte armoniche: do/DO maggiore/do in chiusura e SOL maggiore/fa/SOL
maggiore in apertura.

fig. 6 - clicca per ingrandire
La corèutica
Il passo base del ballo sardo, asciugato delle ornamentazioni quali i
rapidi movimenti della punta del piede o il raddoppio dei saltelli,
completa la sua periodicità in sei pulsazioni. Ciò che i
ballerini considerano “un passo” si distribuisce nelle sei
pulsazioni che guidano sa boghe secondo lo schema di appoggio del piede
D-S-D-x-S-x. All’interno di questa ciclicità, particolare
importanza ha la “battuta”, ovvero l’appoggio del
piede sinistro sulla
quinta pulsazione.

fig. 7
Questa figura ritmica conserva
ancora una volta la stessa ambiguità: i passo del piede destro
più la battuta rimarcano gli accenti de sa boghe (1ª,
3ª e 5ª pulsazione), mentre quelli del piede sinistro
rimarcano gli accenti de su tenore o, nell’organetto, i momenti
di apertura e chiusura del mantice.
- Visualizza VIDEO 4 -
Ambiguità metrica o ritmica?
Fino a questo momento ho parlato in maniera generica di figure ritmiche
sorvolando volutamente il problema della distinzione tra metro e ritmo.
A questo punto è necessario chiedersi se
l’ambiguità individuata debba essere considerata di natura
ritmica o di natura metrica. Ci troviamo di fronte ad una polimetria o
ad una poliritmia? La netta distinzione tra ritmo e metro è una
questione assai complessa. Il dibattito è ancora aperto sia in
ambito musicologico – già Cooper e Meyer si ponevano la
domanda: «Chi è nato prima, l’uovo o la gallina?
È il ritmo che determina il metro, o il metro a determinare il
ritmo?» [Cooper e Meyer 1960:96] – sia in ambito
etnomusicologico; si pensi ad esempio agli studi di Simha Arom [1991] e
di Kofi Agawu [1995] sulla poliritmia africana o di Martin Clayton
[1997 e 2000] sull’organizzazione ritmica della musica indostana.
Nel caso dei balli a tenore, se si accetta il concetto di
“metrica” così come generalmente viene considerato
nel vocabolario musicologico, cioè la maniera di ordinare i
tempi in un quadro di riferimento gerarchizzato (la battuta),
l’ambiguità parrebbe di natura metrica: a sa boghe e a su
tenore soggiacciono due differenti sistemi di riferimento basati sulla
stessa pulsazione isòcrona e organizzati in cicli attraverso una
gerarchia di accenti. Tale gerarchia viene sistematicamente rispettata
nella realizzazione delle figure ritmiche.
Ma se prendiamo atto, in accordo con Nattiez, che tale concezione del
metro «è tipica della cultura occidentale» e che
«le cose non stanno sempre così» [Nattiez 1987:119]
accettando di conseguenza l’idea che «il metro è
– nell’esperienza del vissuto del corpo – ciò
a cui il ritmo rinvia spontaneamente, secondo regole proprie a ciascuna
cultura» [Nattiez 1987:125], la questione diventa più
problematica. Se cerchiamo infatti di capire ciò a “cui il
ritmo rinvia spontaneamente” chiedendo a cantori, suonatori di
organetto e ballerini di “battere il tempo” mentre
ascoltano un canto a ballo, otterremo delle risposte significativamente
eterogenee. Come mostra la Fig. 8 si va dai tre accenti o le sei
pulsazioni de sa boghe (casi a. e b.), al battito delle sei pulsazioni
senza l’idea di un ciclo ordinabile numericamente. Alcuni,
piuttosto che marcare la pulsazione isòcrona, battono con le
mani i 4 tempi del passo di danza (caso d.) e altri ancora battono la
pulsazione suddividendola numericamente in gruppi da 4 (caso e.).

fig. 8
Sulla base di questo semplice esperimento non parrebbe dunque esserci
un sistema di riferimento metrico unico e condiviso a cui esecutori e
fruitori fanno riferimento. Il fenomeno sembrerebbe essere
prevalentemente di natura ritmica: cantori e ballerini hanno in mente
una figura ritmica, un pattern che contiene in se stesso elementi
accentati ed elementi non accentati. Essi riproducono tale pattern,
posseggono una grammatica non esplicitata che determina le
possibilità di variarlo, ma questo non si rapporta con un
sistema di riferimento soggiacente basato su pulsazioni isocrone
gerarchizzate, dunque con un metro.
Sebbene sarebbero necessarie ulteriori indagini per propendere in
maniera netta verso l’una o l’altra ipotesi, resta il fatto
che l’ambiguità ritmica rilevata in questo studio,
riscontrabile nei balli a tenore come nell’organetto, nella
corèutica come nella gestualità dei suonatori, si
presenta come un elemento fondante il modello su cui si basano i balli
della Sardegna centro-settentrionale.
Bibliografia
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in Cahiers de Musiques Traditionelles, N°10, pp.169-189. Versione
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2000
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1960
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1998
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L’improvisation dans les musiques de tradition orale, Selaf, Paris.
2005
Forme e condizioni dell’improvvisazione nelle musiche della tradizione orale, in Enciclopedia della Musica, vol. 5, Einaudi, Torino, pp. 717-736.
LUTZU, MARCO
2003
Il canto a tenore, testo
per il Cd-audio/Cd-Rom TENORES, Suoni di un’isola, vol.1, Live
Studio, Cagliari. Recensione di Tullia Magrini in Music &
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http://www.fondazionelevi.org/ma/index/number9/sardegna/sard.htm
MACCHIARELLA, IGNAZIO e PILOSU, SEBASTIANO
s.d.
Discography of commercial "a tenore" recordings, pubblicato nel sito internet
http://www.mdw.ac.at/ive/emm/tenore.htm
MONTIS, VITTORIO
2000
Il canto a Tenore nelle forme a ballo. Ipotesi per una possibile trascrizione, in Bachisio Bandinu, Andrea Deplano, Vittorio Montis, Ballos, Frorias, Cagliari, pp. 65-97.
NATTIEZ, JEAN-JACQUES
1987
Il discorso musicale: per una semiologia della musica, Einaudi, Torino.
--
NOTE:
1. Tale scelta è stata fatta per due ordini di
motivi: innanzitutto il fatto che i balli con testo in metro ottonario
sono presenti nella maggior parte dei paesi in cui si canta a tenore
e in secondo luogo per il fatto che il trattamento ritmico delle otto
sillabe da parte de sa boghe, è pressoché uniforme in
tutta l’area.
2. Il corpus è costituito da buona parte del materiale edito
[Macchiarella e Pilosu s.d.] e da registrazioni inedite da me
realizzate.
3. Software elaborato dal SIL (Summer Institute of Linguistics) e reperibile al sito www.sil.org.
4. Sebbene le tre voci de su tenore non procedano sempre in maniera
omoritmica, in questo studio verranno trattate nella loro
unitarietà rilevando gli accenti più significativi che
emergono dall’esecuzione collettiva.
5. Il centro tonale corrisponde al suono intonato da su bassu.
6. Nella parte alta vengono indicate con i numeri 1, 2 e 3 le tre
pulsazioni accentate da sa boghe (corrispondenti ai pallini rossi delle
figura 5); nella parte bassa vengono indicate tutte le pulsazioni de su
tenore evidenziando quelle accentate (pallini rossi della figura 5).
7. Con questa denominazione i suonatori della Sardegna meridionale
identificano i balli caratteristici dell’area
centro-settentrionale.