An Introduction to Schenker’s Early Formenlehre: Implications for His Late Work

Jason Hooper

This article introduces Heinrich Schenker’s early Formenlehre – from his first major theoretical statement, Der Geist der musikalischen Technik, to the first published mention of the Urlinie in his explanatory edition of Beethoven’s op. 101. A tension between conformational and generative approaches to form emerged in Schenker’s thought during this time. These two approaches are shown to collide in his conception of sonata form in the 1920s. Although interruption offers one way to reconcile this apparent contradiction, I contend that form exerts its own force – a force that intrudes from outside voice leading’s dynamic transformation into the foreground. As a result, Schenker’s late conception of musical monocausality, which is based in part on his monotheistic religious beliefs, is called into question. 

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Sintesi dell’articolo

Il saggio prende in esame i primi scritti e gli appunti inediti di Schenker, per me ere in luce la tensione tra approccio “conformazionale” e approccio “generativo” alla forma musicale. L’approccio conformazionale descrive il modo in cui diverse composizioni realizzano uno schema astratto; in tal senso, la forma organizza e sussume il contenuto (M. E. Bonds, Wordless Rhetoric: Musical Form and the Metaphor of the Oration, Harvard University Press, Cambridge MA, 1991, pp. 13-16). L’approccio generativo, invece, illustra il modo in cui una singola composizione si dispiega in quanto processo evolutivo; in questo senso, la forma è contenuto e il contenuto è forma (J. Hooper, Heinrich Schenker’s Early Conception of Form, 1895-1914, «Theory and Practice», 36, 2011, pp. 35-64).

Attraverso l’esame dei documenti inediti conservati presso la Oster Collection della New York Public Library, l’articolo offre una introduzione alla Formenlehre di Schenker dal suo primo importante scritto teorico, Der Geist der musikalischen Technik («Musikalisches Wochenblatt», 26/19, 1895), alla prima occorrenza del concetto di linea fondamentale (Urlinie) nell’edizione commentata della Sonata per pianoforte op. 101 di Beethoven (in Beethoven, die letzten fünf Sonaten: kritische Ausgabe mit Einführung und Erläuterung, a cura di H. Schenker, Vienna 1921). Come altri teorici prima di lui (ad esempio Adolf Bernhard Marx), anche Schenker aveva individuato una serie di forme musicali via via più complesse. In base a un accurato studio dei quartetti di Haydn, aveva inoltre identificato quattro tipologie di esposizione della forma sonata. Una di queste tipologie ispira in modo evidente l’analisi della Sonata per pianoforte in fa maggiore op. 10 n. 2 di Beethoven, inclusa da Schenker nel secondo volume di Das Meisterwerk in der Musik (Drei Masken, München 1926). Questa tipologia formale, tuttavia, si trova in evidente contraddizione con le trasformazioni della condotta delle parti illustrate nei suoi schizzi, al punto tale che l’approccio conformazionale viene a confliggere con l’approccio generativo.

Un misterioso aforisma conservato nella Oswald Jonas Memorial Collection della University of California suggerisce come il monoteismo di Schenker sia alla base della sua convinzione che la forma è il prodotto della trasformazione dinamica e progressiva di un livello profondo in un livello esterno. Schenker identifica la struttura profonda (Ursatz) con Dio e il primo livello dell’elaborazione compositiva con la creazione di Adamo ed Eva, mentre i livelli successivi sembrerebbero rappresentare le generazioni dell’Antico Testamento. Se l’Ursatz è davvero identificabile con un Creatore Divino, è ben difficile che il fondamento della forma possa essere individuato in altro.

Seguendo la linea tracciata da Richard Cohn (Schenker’s Theory, Schenkerian Theory: Pure Unity or Constructive Conflict?, «Indiana Theory Review», 13, 1992, pp. 1-19), Charles Smith (Musical Form and Fundamental Structure: An Investigation of Schenker’s Formenlehre, «Music Analysis», 15/2-3, 1996, pp. 191-297) e Nicholas Cook (The Schenker Project: Culture, Race, and Music Theory in Fin-de-siècle Vienna, Oxford University Press, Oxford-New York 2007, pp. 258-261, 284-289), l’articolo sostiene che il “monismo” dichiarato dell’ultimo scritto pubblicato da Schenker, Der freie Satz (1935), corrisponde solo in parte all’effettiva realtà delle cose. La violenta polemica che riduce le forme tradizionali a meri epifenomeni nasconde infatti la presenza di una forza che forgia anche i livelli più profondi della rappresentazione schenkeriana: si tratta della forza esercitata dalla forma musicale, che si insinua “dall’esterno” nella trasformazione dinamica della conduzione delle parti. Sottolineando il ruolo decisivo della forma, l’articolo mette in discussione la concezione “monocausale” di Schenker, che tende a sottolineare unicamente il ruolo costruttivo dei processi strutturali. 

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