Evaluating Schenkerian Analysis as a Complement to Sonata Theory, Formal Functions and Italian Schemata

Steven D. Mathews

The following essay argues that Caplin, Gjerdingen, and Hepokoski and Darcy explicitly and implicitly borrow ideas from the works of Heinrich Schenker while simultaneously relegating Schenkerian concepts, making anti-Schenkerian protests, and opposing certain Schenkerian interpretations in their own work. It also proposes that Schenkerian analysis can be used as a complement to the three aforementioned approaches. The first part demonstrates that Caplin’s terminology and hierarchical conception of musical form invites accompanying Schenkerian graphs. The second part suggests that Schenker, in his 1923 analysis of the first movement of Mozart’s K 545, noticed a schema similar to Gjerdingen’s Prinner. The third part contends that a Schenkerian interpretation of K 545 by Snyder aligns with Hepokoski and Darcy’s Type 2 sonata. The conclusion takes note of recent significant developments in field of Schenkerian studies that promote a healthy engagement with other theories.

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Sintesi dell’articolo

Questo lavoro prende le mosse da tre recenti volumi sulla forma musicale – di William Caplin (Classical Form: A Theory of Formal Functions for the Instrumental Music of Haydn, Mozart, and Beethoven, Oxford University Press, New York 1998), James Hepokoski e Warren Darcy (Elements of Sonata Theory, Oxford University Press, Oxford-New York 2006) e Robert Gjerdingen (Music in the Galant Style, Oxford University Press, Oxford 2007) – per interrogarsi sulle ragioni del loro atteggiamento contraddittorio nei confronti di Schenker e dell’analisi schenkeriana. Tale atteggiamento si manifesta nella tendenza a riprendere in modo più o meno esplicito idee sviluppate da Schenker, ma al tempo stesso a sminuire e ridimensionare i concetti schenkeriani, a polemizzare apertamente con il loro ideatore e a contrapporre ai risultati delle sue analisi le proprie interpretazioni. L’approccio sviluppato da Gjerdingen sulla base degli schemi e dei partimenti italiani del secolo XVIII è stato ampiamente criticato proprio per questa ragione (D. Temperley, Review of Music in the Galant Style, by Robert O. Gjerdingen, «Journal of Music Theory», 50/2, 2006, pp. 277-290). Al tempo stesso, Caplin e Hepokoski e Darcy hanno dimostrato una certa resistenza a considerare le loro rispettive metodologie di analisi come approcci complementari a quello lineare-contrappuntistico dell’analisi schenkeriana (Musical Form, Forms and Formenlehre: Three Methodological Reflections, ed. by P. Bergé, Leuven University Press, Leuven 2009; M. Ohriner, On Methodological Pluralism in Music Analysis, «Indiana Theory Review», 28/1-2, 2010, pp. 143-156).

Anche la Formenlehre di Schenker è stata criticata dagli studiosi tanto per le sue incongruenze e lacune quanto per le eccessive pretese di innovatività (C. Smith, Musical Form and Fundamental Structure: An Investigation of Schenker’s Formenlehre, «Music Analysis», 15/2-3, 1996, pp. 191-297). D’altra parte, recenti indagini d’archivio hanno suggerito che la Formenlehre di Schenker non è poi così innovativa come si pensava un tempo: nonostante il rifiuto polemico, essa incorpora non pochi elementi della Formenlehre tradizionale (J. Hooper, Heinrich Schenker’s Early Conception of Form, 1895-1914, «Theory and Practice», 36, 2011, pp. 35-64).

Alla luce di queste considerazioni, l’articolo cerca di dimostrare come l’analisi schenkeriana possa essere considerata a tutti gli effetti un approccio complementare alle tre recenti prospettive teoriche prese in esame. La prima parte dell’articolo spiega in che modo la terminologia e la concezione gerarchica della forma musicale di Caplin possa essere utilmente accompagnata da grafici schenkeriani di supporto. La seconda mostra come Schenker, nella sua analisi del primo movimento del K 545 di Mozart del 1923, adotti uno schema del tutto simile al “Prinner” di Gjerdingen, che viene considerato come un modello strutturale ricorrente. La terza parte, infine, nega che l’interpretazione schenkeriana della sonata mozartiana K 545 di John Snyder (Schenker and the First Movement of Mozart’s Sonata K. 545: An Uninterrupted Sonata-Form Movement?, «Theory and Practice», 16, 1991, pp. 51-78) possa allinearsi allo schema della Sonata di Tipo 2 di Hepokoski e Darcy.

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