Formenlehre in Der freie Satz: A Transformational Theory

Nicolas Meeùs 

In Der freie Satz, Schenker stresses the innovational character of his description of forms. Yet his Formenlehre does not appear so different from more traditional ones. My claim is that the novelty resides in Schenker’s description of the growth of forms through the levels of prolongation, in a truly transformational process. The forms in the foreground are not different from those of more traditional descriptions. Schenker however does not describe them as mere successions of formal parts, but as the result of a progressive transformation through the levels, from their utter unity in the background to their diversity in the foreground. Such a description is analogous to the later transformational theory of Noam Chomsky, which it prefigures, and is a striking expression of Schenker’s theory as a whole.

-- 

Sintesi dell’articolo

Anche se nella sua ultima opera Der freie Satz (Universal, Wien 1935) Schenker rivendica con forza il carattere innovativo della sua concezione della forma musicale, in realtà la sua descrizione delle tipologie formali non si discosta in modo rilevante da quella della Formenlehre tradizionale. In questo articolo si dimostra che la novità della prospettiva di Schenker non va cercata nella descrizione delle forme del livello esterno, ma piuttosto nell’idea che le forme musicali si sviluppino attraverso diversi livelli di elaborazione e di “prolungamento” (Prolongation) secondo un percorso che si configura, a tutti gli effetti, come un processo trasformazionale. Schenker non concentra la sua attenzione sulla dimensione architettonica della forma intesa come successione di parti, sezioni e unità musicali, ma piuttosto sulla forma intesa come risultato di una progressiva trasformazione attraverso i vari livelli della struttura musicale, a partire da uno stadio di massima unitarietà nel livello profondo fino alla massima diversificazione nel livello esterno.

Schenker utilizza il termine tedesco Prolongation per descrivere una particolare applicazione delle regole del contrappunto rigoroso, che vengono interpretate in modo progressivamente più libero man mano che si procede dal livello profondo verso i livelli più esterni. Lo slittamento semantico che ha caratterizzato l’uso del termine prolongation in lingua inglese, adottato da gran parte dei teorici schenkeriani anglofoni, ha portato ad associare questo termine all’idea di un dispiegarsi nella dimensione del tempo, di uno svolgimento attraverso la temporalità dell’opera. Questo uso semantico presuppone tuttavia una concezione della forma intesa – in modo piuttosto tradizionale – come una successione di sezioni formali. Schenker, al contrario, concepisce la forma come il risultato di una crescita organica nel corso della quale l’unità e l’identità del livello profondo si dissolvono gradualmente, e man mano che ci si avvicina al livello esterno subentrano forme più diversificate e individualizzate. È questo il significato del motto latino che Schenker pone in epigrafe alle sue opere teoriche: semper idem sed non eodem modo (“sempre identico, ma non nello stesso modo”). Ad esempio, una tecnica di elaborazione come l’interruzione permette di trasformare un livello profondo di per sé unitario in una forma binaria che a sua volta, nei successivi livelli della struttura musicale, può essere ulteriormente suddivisa per dar luogo a forme tripartite o quadripartite.

Questa concezione della forma manifesta importanti punti di contatto con la teoria trasformazionale di Noam Chomsky (Aspects of the Theory of Syntax, MIT Press, Cambridge MA, 1965), che nel corso dell’articolo vengono evidenziati e approfonditi per dimostrare come la teoria della forma di Schenker possa essere interpretata, nel suo complesso, come una teoria trasformazionale.

FaLang translation system by Faboba