The Urlinie, Melodic Energies, and the Dynamics of Inner Form

Frank Samarotto

Schenker’s Ursatz may be an effective model of tonal unity, but that very unity renders its connection with form unclear. This article considers this question from the point of view of energetics. The descent of the Urlinie would seem to enact a decrease in energy, a problematic assertion for most music. This apparently static picture of the Ursatz is clearly at odds with the dynamics of formal shaping. Obviously many factors closer to the surface may counteract the impression of stasis. Nonetheless I believe it is possible to uncover a rapport between deeper voice leading and the events of the surface. This involves the injection into the Urlinie of conflicting melodic energies as a way of shaping the internal dynamics of a work and motivating its unfolding inner form. Proceeding from suggestive comments by Schenker, this article will examine some ways in which surface diminutions may infuse energy into a static Kopfton, at once digressing from it and sustaining it. This approach situates Schenker within the school of energetics, while recognising his differences with Ernst Kurth. This article takes a cue from an early Tonwille essay on a Bach prelude, where Schenker finds fourth progressions that “actually strive upward”, creating interference with the descending Urlinie, and proceeds to examine longer pieces by Bach that similarly do not follow any preset formal schema. A mechanism is proposed whereby 1) the interference generated by the superposed inner voices creates resistance to the main melodic line, and 2) that resistant diminution can be understood to confer its energetic quality onto that line. The larger goal is to reconsider the role of the Schenkerian background in shaping the inner form of tonal music.

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Sintesi dell’articolo

La linea fondamentale (Urlinie) è un modello di unità tonale semplice ed elegante che, secondo Heinrich Schenker, dovrebbe garantire la coerenza di un’opera, anche se il rapporto tra l’Urlinie e la dimensione formale della musica rappresenta uno degli aspetti più controversi della teoria schenkeriana. In questo articolo lo studio della forma musicale viene affrontato in una prospettiva “energetica”, nel tentativo di verificare se – e in che modo – l’Urlinie concorre a modellare e a generare la forma di un pezzo. In generale, bisogna considerare che il profilo discendente dell’Urlinie delinea un processo di decremento energetico che raggiunge la sua meta – cioè il punto di massima stabilità – solo con l’approdo alla tonica conclusiva. Di conseguenza, la condotta dell’Urlinie di per sé non permette di descrivere la dinamica della forma di gran parte dei pezzi di musica tonale, in cui entra necessariamente in gioco, a ogni livello, anche un qualche tipo di incremento della tensione. Bisogna inoltre considerare che in un’analisi schenkeriana la nota iniziale (Kopfton) dell’Urlinie spesso viene prolungata per quasi tutta la durata del pezzo, dal momento che il suo movimento discendente verso la tonica si realizza solo in prossimità della conclusione. In altri termini, la discesa della linea fondamentale offre un quadro piuttosto statico del livello profondo, e dunque non è ben chiaro in che modo essa possa contribuire a modellare la forma di un pezzo.

In realtà ci sono molti altri fattori, più vicini al livello di superficie del pezzo, che contribuiscono a contrastare questa impressione di stasi, e che permettono di stabilire un rapporto più diretto tra la condotta delle parti nel livello profondo e gli eventi di superficie. Questo rapporto si realizza attraverso l’immissione, all’interno dell’Urlinie, di energie melodiche contrastanti che contribuiscono a delineare l’articolazione della forma dell’opera. Partendo da alcuni suggestivi commenti di Schenker, questo articolo illustra i procedimenti che permettono alle diminuzioni di superficie di trasmettere energia alla Kopfton (e cioè alla nota iniziale dell’Urlinie, tendenzialmente statica), preservando la sua funzione di stabilità ma al tempo stesso innescando dei processi di digressione dinamica. Questo approccio, che negli ultimi anni ha incontrato un consenso sempre crescente tra gli studiosi, permette di ricontestualizzare la teoria di Schenker nell’ambito delle concezioni energetiche della forma, ma anche di rimarcare le differenze tra il suo approccio analitico e quello di Ernst Kurth.

L’articolo parte da una delle prime analisi pubblicate in Der Tonwille in cui Schenker, esaminando un preludio di Johann Sebastian Bach, evidenzia la presenza di progressioni di quarta che «tendono verso l’alto», creando un’interferenza con la linea fondamentale discendente. Successivamente vengono presi in esame altri pezzi di Bach più estesi, ma caratterizzati anch’essi da una forma piuttosto fluida, che non segue uno schema prefissato. Le analisi evidenziano che, se da un lato l’interferenza generata dalla sovrapposizione delle voci interne crea una resistenza al movimento della linea melodica principale, d’altra parte è proprio il proliferare delle diminuzioni ciò che permette alla linea principale di acquisire una forte qualità energetica. In definitiva, l’obiettivo dell’articolo è quello di rivalutare – attraverso l’esame di vari esempi – la funzione del livello profondo schenkeriano nella definizione della forma interna dei pezzi di musica tonale. 

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