The Way We Were: Rethinking the Popular in a Flat World

John Covach

Negli ultimi vent’anni, negli Stati Uniti si è assistito all’emergere di quello che – sulla scia di un celebre libro di Thomas L. Friedman (The World Is Flat. A Brief History of the Twenty-First Century, 2005) – potremmo definire come un “mondo piatto” di stili musicali: un ambiente culturale totalmente rimodellato, in cui molti ascoltatori e studiosi non considerano più la musica classica come uno stile più sofisticato di altri. La distinzione tra “alto” e “basso”, che un tempo induceva a valutare la frequentazione della musica d’arte come un segno distintivo di superiorità culturale e intellettuale, oggi è stata ampiamente sostituita dalla consapevolezza che qualunque stile musicale possa risultare interessante e sofisticato in sé e per sé. Una delle conseguenze di tale “appiattimento” delle gerarchie del prestigio culturale è la messa in discussione del significato della locuzione “popular music”. Questo articolo propone una ricostruzione del processo storico che ha condotto alla separazione tra “alto” e “basso” e alle conseguenti categorizzazioni degli stili musicali nella cultura statunitense; si riflette inoltre sul ruolo dello sviluppo della tecnologia digitale nell’accelerazione del processo di “appiattimento” delle gerarchie stilistiche. Tale processo ha reso progressivamente sempre più inefficace la locuzione “popular music”, che oggi conserva una sua validità solo in prospettiva storica.

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