Rivista

Anno XXIII, n. 1, 2017

  • Giovanni DoroStrategie compositive del contrappunto BWV 1076 Canon triplex á 6 voc. di J.S. Bach (abstract)
  • Mario Baroni - Roberto Caterina - Fabio RegazziHow to Analyse Opera and Its Inherent Emotions, with Examples Taken from Handel’s Giulio Cesare (abstract)
  • Federico Gon«Melodia semplice, ritmo chiaro»? Alcune (ri)considerazioni sul topos del crescendo rossiniano (abstract)
  • Angela CaroneLa ricezione di Luigi Dallapiccola in Luciano Berio: alcune osservazioni analitiche (abstract)
  • Massimiliano Locanto, Dissenting Variations. The Rhetoric of New Musicology (abstract)

Interventi

  • Anna Maria Bordin - Giuseppe Sellari, La formazione pianistica di base: indagine pedagogica e analitica sulle metodologie didattiche in uso in Italia
 

Recentemente il dibattito sulle motivazioni e gli scopi della musicologia in quanto pratica sociale ha portato a una nuova consapevolezza dei presupposti ideologici e politici dell’analisi musicale [Broman-Engebretsen 2007; Buch-Donin-Feneyrou 2013] e a una storicizzazione delle contrapposizioni introdotte dalla New Musicology nell’ultimo ventennio del Novecento [Agawu 2004, MacCutcheon 2014]. Allo stesso tempo la progressiva convergenza delle metodologie impiegate nei diversi campi degli studi musicali – dalla musica d’arte alle musiche di tradizione orale, dalla popular music alla musica nel contesto della comunicazione audiovisiva, dall’uso del suono nei nuovi media, alle culture non-musicali del suono – ha messo in piena evidenza la stretta relazione tra le pratiche dell’analisi musicale e i loro diversi fondamenti epistemologici, che riposano anche su precise scelte di politica culturale [van den Toorn 1996; Scherzinger 2001; Schuijer 2008, Campos-Donin 2009; Guilbault 2014; Earle 2015].

Di conseguenza, l’analisi musicale è sempre più conscia tanto del suo ruolo sociale, quanto della dimensione politica che ne orienta la prassi. I limiti degli approcci basati su concezioni di matrice organicista e grafocentrica che informano le pratiche analitiche fin dallo sviluppo della Musikwissenschaft in Europa e dalla successiva ricezione e implementazione di teorie e pratiche analitiche europee negli Stati Uniti sono diventati sempre più evidenti.

Leggi tutto: Musica, politica, societa': il ruolo dell'analisi - Call for papers, Analitica n. 10, 2017
 

Critical Reflections on the Concept of Popular Music

Max Paddison

Definire ciò che si intende per “popular music” è sempre stato problematico; tendenzialmente, infatti, questa locuzione è stata usata in modo talmente vago e generico da comprendere un’ampia gamma di musiche fondamentalmente diverse tra loro. Questo articolo prende in esame alcuni tentativi di definizione del concetto di popular music ed evidenzia i problemi e le discussioni sollevate da tali proposte, con particolare riguardo all’ampio lavoro che in questo campo d’indagine è stato realizzato in area angloamericana a partire dagli anni Settanta. La discussione si concentra sul concetto di “materiale” nella popular music e propone una critica della nozione di “riserva comune” (common stock) elaborata da Tony Russell nel 1970. Il nodo centrale dell’argomentazione è la mercificazione della popular music non solo in quanto oggetto di desiderio, ma anche in quanto oggetto materiale, con un approccio di stampo filosofico derivato dalla teoria critica. Gli sviluppi relativi alla concettualizzazione, alla ricezione e alle mutevoli interpretazioni della locuzione popular music vengono esaminati nel contesto della tecnologia digitale, della mercificazione, della globalizzazione e delle ideologie dell’autenticità.

 

Quali basi epistemologiche per una musicologia della popular music?

Vincenzo Caporaletti

Questo articolo si propone di saggiare la tenuta – ed eventualmente di sondare i limiti – del campo epistemologico ritagliato dalla nozione di “popular music” come oggetto di studio, partendo dall’esame della valenza normativa di questa formulazione fino alle condizioni di praticabilità di tale campo, inteso come entità autonoma e distinta nella topologia delle esperienze e dei sistemi musicali. In secondo luogo, si prefigge di sondare la congruenza e l’efficacia epistemica e metodologica delle discipline che si propongono come strumento di studio privilegiato – se non esclusivo – di questo campo, ossia gli orientamenti critici che si coagulano nei popular music studies e nella più recente popular musicology, verificandone i presupposti scientifici e il loro potenziale euristico rispetto alle tradizionali discipline musicologiche ed etnomusicologiche. Si potranno così evidenziare fattori critici e nodi problematici, per i quali nel corso dell’articolo vengono indicate opportune linee di ricerca e approfondimento.

 

Do We Need “populäre Musik”? A German Perspective

Dietrich Helms

Non è facile rispondere alla domanda proposta dal titolo di questo volume in una prospettiva globale, visto che le varie tradizioni accademiche e istituzionali – ma anche le diverse definizioni associate alla locuzione “popular music” a livello locale – esercitano una profonda influenza sul nostro modo di concepire queste musiche. L’articolo ripercorre la storia dei concetti associati all’espressione tedesca “populäre Musik” a partire dalle sue origini nel XVIII secolo, evidenziando gli elementi che la differenziano da altre espressioni simili come Volksmusik, Unterhaltungsmusik, Gebrauchsmusik, Umgangsmusik, Trivialmusik e Popmusik.

Nessuno di questi termini risponde ai requisiti di base della terminologia accademica: sono ambigui, e in alcuni casi anche contraddittori; inoltre, non sono assolutamente neutrali né imparziali. Finora, ogni tentativo di definire la populäre Musik come un insieme di oggetti musicali dotati di caratteristiche simili ha avuto un successo piuttosto limitato nel mondo accademico tedesco. Di conseguenza, per molti studiosi l’espressione populäre Musik acquista una valenza esclusivamente discorsiva. Adottando questa prospettiva, tuttavia, l’ambito di applicazione dei popular music studies si ridurrebbe a un’analisi o a una storia dei discorsi sulla musica, escludendo l’applicazione di strumenti metodologici tipici della musicologia, come ad esempio l’analisi musicale. Ne consegue la proposta di usare l’espressione populäre Musik solamente nei contesti in cui si definisce la politica della discipline musicologiche, mentre nell’ambito della ricerca vera e propria si dovrebbero trovare e definire termini più adeguati, in grado di descrivere con precisione gli oggetti che si intendono studiare.

 

Pagina 1 di 9

<< Inizio < Prec 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Succ > Fine >>
FaLang translation system by Faboba

ANVUR luglio 2018: INSERIMENTO DELLA NOSTRA RIVISTA DI ANALISI E TEORIA MUSICALE TRA LE RIVISTE DI CLASSE A

La RIVISTA DI ANALISI E TEORIA MUSICALE (RATM) è stata inclusa dall'ANVUR nell'elenco delle riviste di CLASSE A per l'Area 10 Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche. L'aggiornamento è stato pubblicato sul sito dell'ANVUR il 31 Ottobre 2018 ed è attivo da Luglio 2018.

La Rivista di Analisi e Teoria Musicale è una rivista peer reviewed fondata nel 1994 dal GATM. Sulla rivista sono pubblicati studi in lingua italiana e inglese, dedicati all'analisi di repertori e pratiche musicali di ogni periodo storico, genere, stile e provenienza geografica.

La Rivista pubblica articoli originali, caratterizzati da ampiezza di articolazione e analisi critica, completezza delle fonti e rigore dell'informazione bibliografica; comprende inoltre una sezione dedicata a brevi interventi sulla didattica dell'analisi e una rubrica di recensioni. Oltre ad accogliere le proposte degli studiosi, la Rivista promuove la pubblicazione di volumi monografici dedicati a questioni teoriche e metodologiche di particolare rilievo nel panorama degli studi internazionali.