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Orality and Composition Alla Mente

Catherine Motuz - pag. 77-104

Nel Rinascimento, improvvisare un contrappunto era un’abilità normale. L’improvvisazione era praticata non solo in chiesa ma anche negli ambienti domestici, nelle taverne, nei campi, nei luoghi di lavoro e negli stabilimenti termali. Tuttavia, gli sforzi per riportare in vita questa pratica improvvisativa, originariamente così diffusa, non hanno finora consentito agli esecutori odierni di improvvisare in modo fluente. L’autrice del saggio ritiene che ciò sia dovuto in buona misura al fatto che insegnanti e professionisti continuano a basare i loro metodi su regole che dicono ai performer solo ciò che non possono fare; oppure, presentano ciò che può essere fatto sotto forma di regole troppo astratte per poter essere messe concretamente in pratica. Questo saggio propone invece un metodo di improvvisazione del contrappunto basato sulla memorizzazione di successioni intervallari, come quelle presentate nel Liber de arte contrapuncti di Tinctoris, e suggerisce che esse consentano al musicista odierno di sviluppare una fluidità nell’improvvisazione altrimenti irraggiungibile. Il metodo si basa sulla pedagogia storica approfondita dagli studi di Anne Marie Busse Berger e sulle esperienze didattiche e performative dell’autrice stessa. La teoria esposta trova riscontro nelle recenti ricerche sulla cognizione musicale, e in particolare nella distinzione tra conoscenza procedurale e conoscenza dichiarativa, già applicata all’improvvisazione jazzistica. Vengono anche esaminate le differenze tra cantare, suonare e comporre, applicando le idee sulla “cognizione estesa” proposte da Clark e Chalmers.