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Processi di elusione cadenzale: un approfondimento teorico,

Catello Gallotti - pag. 37-64

La configurazione di qualsiasi brano tonale, la sua “forma”, poggia fortemente sulle cadenze; come osserva William Caplin nel suo studio sulle funzioni formali nella musica strumentale di Haydn, Mozart e Beethoven, «individuare le cadenze costituisce un obiettivo centrale di qualsiasi analisi formale» [Caplin 1998, 42]. Le sue parole fanno il paio con quelle di Janet Schmalfeldt, quando apertamente dichiara di trovarsi «in accordo con quella schiera di analisti passati e presenti che considerano i vari tipi di cadenza come i principali strumenti di cui dispone il compositore di musica tonale per articolare la forma» [Schmalfeldt 1992, 10].
Questo articolo deve molto alla teoria della cadenza così com’è stata concepita da questi due studiosi in una serie di scritti che coprono l’arco temporale di circa un decennio, e la stessa terminologia impiegata è in larga parte ripresa da Caplin. Tuttavia, il suo obiettivo principale è quello di costruire un quadro sistematico di riferimento teorico relativo al fenomeno della “elusione cadenzale”, così come esso tende a ricorrere specificamente all’interno del repertorio classico.

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