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Per una grammatica dello stile: considerazioni sulle arie da camera del Seicento italiano

Mario Baroni e Rossana Dalmonte - pag. 127-162

Gli studi analitici, cognitivi e teorici che si sono sviluppati negli ultimi decenni hanno messo a fuoco con metodi sapientissimi molti aspetti del linguaggio musicale, sia per quanto riguarda le sue strutture, sia per quanto riguarda le sue facoltà di comunicazione espressiva. Indagini e speculazioni hanno puntato soprattutto sulle strutture che sono comuni ai tanti tipi di musica presi in considerazione, ma assai meno alle loro modificazioni, che pure avvengono nel corso del tempo e che sono altrettanto importanti. Un libro aggiornato, come quello di Temperley [2001], che affronta con gran dovizia di esempi e di conoscenze teoriche il problema del modo con cui la musica viene ascoltata e percepita, tende a presentare il panorama delle caratteristiche del nostro linguaggio musicale mettendo in rilievo soprattutto ciò che è rimasto sostanzialmente immutato nei secoli: ad esempio gli aspetti metrici, il fraseggio, i caratteri del contrappunto, dell’armonia, della tonalità; e anche quando allarga la sua ottica al di là della tradizione classica europea e offre esempi tratti dal rock e dalla musica africana, lo fa tenendo sempre presente la stabilità di fondo delle strutture che analizza.

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