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Recensione a Stéphane Roy, L’analyse des musiques électroacoustiques: Modèles et propositions

Laura Zattra - pag. 157-184

Il formato (215 mm x 135 mm x 37 mm) è quello di un libro “normale” e ricorda una delle ultime puntate della saga di Harry Potter, se non fosse per la sobrietà della copertina color lilla in cartoncino leggero, con autore e titolo in viola scuro che si stagliano su un pentagramma sfumato e una chiave di violino (la copertina di tutti i volumi di questa collana). Ma questo volume di Stéphane Roy non è un libro da leggere sull’autobus per più di un motivo. Innanzitutto, con le sue 590 pagine si presenta subito come un’opera da studiare, digerire e consultare a più riprese. 
Le immagini sono veramente poche, sperdute in pagine fitte di caratteri a dimensione 10. Ogni capitolo termina con una serie di note che vanno dalle 50 al centinaio abbondante, e non solo di riferimenti bibliografici. Una ventina di pagine suddivise in un indice di parole chiave, un indice dei nomi, una bibliografia e una discografia, chiudono un volume che aspira ad essere, anche agli occhi di un lettore frettoloso, un’opera riepilogativa dello stato della ricerca musicologica nell’ambito dell’analisi della musica elettroacustica (da qui in poi ME). La prefazione (indicata anche in copertina) è di Jean-Jacques Nattiez, e la sua presenza è sintomatica di un preciso approccio dell’opera.

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