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Analisi della popular music e musicologia: gettare un ponte?,

Richard Middleton - pag. 115-132

Sin dai loro albori, i popular music studies hanno condotto un dialogo implicito, e a volte anche esplicito, con la musicologia. Di certo, nel fronte musicologico sono stati frequenti gli insulti, gli equivoci o i silenzi, mentre gli studiosi di popular music tendevano a concentrarsi sulle lacune della musicologia. In ogni caso, se quest’ultima è in fase di trasformazione (se ne parlerà più avanti), allo stesso tempo alcuni recenti studi sulla popular music dimostrano una nuova fiducia in loro stessi, evidente anche nella propensione ad affrontare ed adattare i metodi tradizionali. Ritengo che gli uni abbiano bisogno degli altri. Nel campo dell’analisi, il problema maggiormente avvertito nell'approccio ai metodi tradizionali consiste nella tendenza al formalismo; al contrario, l’analisi della popular music ha insistito (correttamente a mio avviso) sulla priorità del significato. Molti dei migliori saggi sono stati di carattere semiotico o interpretativo (Laing, Tagg, Bradby, Grossberg) oppure hanno aderito alle teorie sull’omologia sociale e culturale (Hebdige, Shepherd). Nonostante l'imponenza del corpus di questi studi, resta il sospetto che talora sia stata accordata poca attenzione ai suoni in quanto tali, alle strutture intra-musicali di ciò che io chiamo ‘livello di significazione primaria’. Occorre trovare il modo di riportare in primo piano le configurazioni create nei suoni stessi, senza necessariamente rientrare in un formalismo inadeguato. Se saremo in grado di fare ciò, avremo contribuito al progresso dell’analisi musicale tout court. (Ritornerò più avanti sull’importante questione di quale posizione abbiano nel campo analitico generale le musiche denominate popular’ e le musiche denominate in altro modo.) ...

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